Spread, cosa rischia l’Italia senza scudo Bce

16 agosto 2018, di Daniele Chicca

Senza lo scudo della Bce l’Italia da gennaio rischia di cadere vittima delle speculazioni e in generale delle manovre degli operatori più avversi al rischio, e di vedere pertanto salire il costo del denaro.
Anche perché è dal 20 giugno che il leader del M5S Luigi Di Maio e quello della Lega Matteo Salvini stanno valutando in combutta se usare o meno come arma la minaccia delle dimissioni di Giovanni Tria, il pragmatico ministro dell’Economia che è il principale canale di comunicazione tra Mario Draghi e il governo.

Quando Draghi metterà fine agli acquisti di titoli di Stato europei l’anno prossimo i Btp rischiano a quel punto di finire inghiottiti in una spirale negativa, che farebbe aumentare gli interessi che Roma deve sborsare per potersi rifinanziare sul mercato.

Come ha ricordato il presidente della Commissione Bilancio alla Camera Claudio Borghi, consulente economico della Lega al governo, lo spread si allargherà in modo significativo. La situazione è insostenibile senza le garanzie della Bce e “l’euro sarà smantellato”.

Goldman Sachs: serve acquirente di primo piano di BTp

Visto il pericolo di una fuga di capitali dai Btp italiani, Goldman Sachs ha osservato ieri in una nota che ci sarebbe bisogno di un acquirente di primo piano. L’analista Matteo Crimella sottolinea che “dati i cambiamenti alle norme di regolamentazione e il rischio di deterioramento dei rating e dei rapporti di capitale delle banche, per via della debolezza del mercato del debito sovrano, gli istituti finanziari potrebbero far fatica a comprare Btp”.

In altre parole le banche italiane, storicamente tra i primi soggetti ad acquistare bond italiani, potrebbero non essere più tanto propensi a farlo in periodi di stress di mercato. Bloomberg parla di un “cambiamento enorme dal punto di vista strutturale della domanda nella seconda nazione più indebitata dell’area euro.”

Il motivo è presto spiegato: una volta messo fine al QE, ci sono dubbi sul fatto che le banche possano, non solo nei prossimi mesi ma anche anni, mantenere stabile il mercato considerato un po’ il tallone d’Achille d’Europa. Il risultato è che bisognerà trovare un acquirente alternativo, ma non è ben chiaro chi possa assumere tale ruolo, fin qui giocato dalle banche italiane.

Gli investitori stranieri vendono

La tendenza degli investitori stranieri a ridurre la loro esposizione al debito sovrani in periodi di elevata volatilità, unita al fatto che la Bce interromperà i suoi acquisti, “rende necessario l’entrata in gioco di un nuovo acquirente marginale di Btp“, scrive Crimella, ricordando che le vendite di Bond italiani a lungo termine da parte degli investitori stranieri (incluso il debito societario) sono pari a 33 miliardi di euro e che la maggior parte di questa somma viene assorbita dal settore finanziario italiano.

La minaccia di una nuova crisi del debito in Italia dopo quella del 2011 rappresenta una minaccia più grande per le banche europee e per la stabilità finanziaria mondiale anche rispetto al dramma che si sta consumando in Turchia, dove la lira ha perso in tre settimane più di un terzo del suo valore rispetto al dollaro Usa e l’inflazione ha subito un’impennata. Il dollaro ha toccato un picco intraday a 7.2149 lire il 13 agosto. Tre settimane prima, alla chiusura delle contrattazioni sul Forex il 23 luglio, un dollaro valeva 4,7385 lire.

La Bce ha annunciato che interromperà il programma di acquisti di Bond dell’Eurozona (il cosiddetto Quantitative Easing) l’anno prossimo e che in ottobre ridurrà la portata di titoli di Stato comprati a 15 miliardi di euro al mese. Se vengono a mancare gli aiuti della banca centrale, crescerà probabilmente il premio di rischio che gli investitori inizieranno a chiedere per acquistare debito italiano.

Molto dipenderà anche dalla manovra economica d’autunno che il governo si appresta a varare e dalla reazione della agenzie di rating internazionali. Moody’s, per esempio, ha già minacciato – in assenza di segnali di rispetto dei vincoli di budget – di declassare il giudizio sulla qualità del credito italiano.

Tensioni sui BTp anche a Ferragosto

Ieri, giorno di Ferragosto durante il quale i mercati italiani sono rimasti chiusi per festività, il prezzo dei Btp è calato di netto, colpito da una nuova ondata di vendite in un contesto generale di avversione al rischio.

Il rendimento del titolo a due anni, che a metà maggio era molto basso, è salito fino all’1,435% a un certo momento, in rialzo di 16 punti base dall’apertura, sui livelli più alti da inizio giugno. Nel frattempo il BTp decennale rendeva il 3,2% (+12 punti base), anche in quel caso sui massimi in due mesi di tempo.

Due giorni prima un sell-off particolarmente pronunciato ha spinto il tasso della scadenza a 10 anni al 3,109%, per via dei timori circa la crisi della lira turca e per la tenuta dei conti pubblici. Mentre gli investitori cercano rifugio negli asset meno rischiosi, il mercato da 2 mila miliardi di euro del debito italiano arranca.

I volumi di scambio sono stati molto sottili ieri, intensificando le pressioni al ribasso. Lo Spread con i Bund tedeschi si aggira sopra i 270 punti base. Le tensioni sono iniziate a fine maggio con la crisi istituzionale italiana e non si sono placate dopo la formazione di una coalizione di governo tendenzialmente euroscettica.

L’avvio dei negoziati sulla legge di bilancio questo mese contribuiscono a innervosire i mercati. Gli investitori, che non si aspettavano che le trattative iniziassero prima dell’estate, nutrono dubbi sull’andamento dell’economia e dei conti pubblici della terza maggiore economia dell’area euro.

Una battaglia dura, come l’ha definita il vice premier Luigi Di Maio, con Bruxelles non fa dormire sonni tranquilli agli operatori di mercato che temono che il governo guidato da Lega e MoVimento 5 Stelle avrà un atteggiamento aggressivo ed espansivo in termini di spesa, proprio in un periodo in cui verrà gradualmente meno il bazooka della Bce.

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