Soros si schiera contro la Brexit, cosa c’è sotto?

9 febbraio 2018, di Francesco Puppato

Stando alle rivelazioni dei quotidiani britannici, su tutte quelle del Telegraph e del Guardian, il finanziere squalo George Soros avrebbe deciso di finanziare con 400.000 sterline una campagna pubblicitaria contro la Brexit.

Il miliardario nato in Ungheria da una famiglia di origini ebree e poi naturalizzato americano, si è dunque schierato concretamente a favore della permanenza del Regno Unito all’interno dell’Unione europea, tramite l’ingente finanziamento effettuato dalla sua società Open Society Foundation (OSF) a favore di comitati e testate giornalistiche; il suo intento è quello di riuscire a convincere i cittadini inglesi a fare un nuovo referendum rettificativo del precedente, esprimendo sta volta la volontà a rimanere all’interno dell’Ue.

In alternativa a un nuovo referendum, George Soros vorrebbe ancor meglio indebolire la figura della premier britannica Theresa May per arrivare a delle elezioni generali.

Lui, che nel 1992 conquistò l’appellativo di “l’uomo che sbancò la Banca d’Inghilterra” grazie alla colossale speculazione fatta ai danni della sterlina (operazione che portò nelle sue tasche oltre 1 miliardo di dollari e costò 3,4 miliardi di sterline al Tesoro britannico), oggi si propone di “svegliare il Paese ed affermare che la Brexit non è un affare fatto; non è troppo tardi per tornare indietro”.

Le argomentazioni di Soros sono relative al fatto che, lasciando l’Ue, la sterlina si svaluterebbe enormemente e questo causerebbe un drastico ridimensionamento della qualità della vita dei cittadini inglese. In realtà, dall’annuncio della brexit, i dati economici del Regno Unito sono andati decisamente in positivo, specie con riferimento all’export ed al settore del mercato al dettaglio.

Tuttavia, ciò che risulta più difficile da capire, è come mai uno speculatore del suo calibro, dopo aver veramente danneggiato gli inglesi con la suo operazione, ora si preoccupi tanto della loro qualità della vita. Tanto da decidere di finanziare con moneta sonante una campagna pubblicitaria contro la Brexit.

Sorge spontaneo pensare che dietro ci siano degli altri interessi personali. Va inoltre considerato che Soros vive in America e, quindi, non sarebbe nemmeno toccato in prima persona da un’eventuale perdita della capacità d’acquisito britannica.

Un’operazione analoga a quella inglese fu compiuta da Soros anche ai danni dell’Italia e di altri Paesi (Thailandia e Malesia). L’attacco alla lira italiana, nello specifico, fu da egli stesso definito come “una legittima operazione finanziaria” e ci costò la manovra “lacrime e sangue” del governo Amato nel 1992, con una svalutazione della lira di circa il 30%. L’Italia bruciò in quel momento tutte le riserve valutarie.

Ciononostante, proprio per l’attacco alla lira, l’Università di Bologna gli conferì tramite Romano Prodi la laurea ad honorem e tutt’oggi politici come Emma Bonino fanno parte delle società di Soros (appunto l’Open Society Foundation).

È dunque possibile che anche nel Regno Unito ci siano politici affiliati al finanziare naturalizzato statunitense ma, se fossi inglese e avessi un po’ di buona memoria, mi chiederei perché mai chi tanto facilmente ha speculato senza pietà ai miei danni, ora finanzi con altrettanto entusiasmo certe politiche, senza che queste lo tocchino apparentemente in prima persona e sostenendo per giunta che è preoccupato per la qualità di vita del popolo britannico.

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