Snap, Ipo col botto. Ma occhio ai casi Facebook e Twitter

2 marzo 2017, di Laura Naka Antonelli

Ottimo il debutto di Snap, società proprietaria del servizio di messaggistica SnapChat: il prezzo dell’Ipo è stato fissato a 17 dollari, al di sopra del range indicato tra 14 e 16 dollari, m Marketwatch puntava su un valore compreso tra $23,50 e $24,50, in apertura, dunque in rialzo di oltre +44%. .

Il titolo ha di fatto aperto in modalità rally, in area 25 dollari, quasi il 50% in più (+46%), balzando nel corso della sessione fino a +53% al di sopra del prezzo dell’Ipo, volando a un massimo intraday di $26,05.

Snap ha venduto 200 milioni di azioni, raccogliendo $3,4 miliardi, con l’Ipo che si è confermata la più imponente dallo sbarco in borsa di Alibaba Group, nel 2014. Il titolo ha poi chiuso la sessione in rialzo +44%. 

Un articolo pubblicato sempre sul sito di proprietà del gruppo News Corp di Murdoch (Dow Jones Newswires e Wall Street Journal) invita tuttavia gli investitori alla cautela, ricordando altri casi di società di social network che hanno scatenato una vera e propria euforia nei giorni precedenti i loro sbarchi in borsa, e che hanno riportato poi trend alquanto deludenti.

Un esempio è senz’altro Facebook, approdato a Wall Street nel maggio del 2012, con la seconda Ipo maggiore di sempre della storia Usa. Una vera e propria bolla, che non ha impiegato neanche tanto tempo a sgonfiarsi, visto che il titolo è stato scambiato a un valore più basso rispetto a quello di chiusura del suo primo giorno di contrattazioni per più di un anno.

Le vendite sul titolo sono state così massicce – anche a causa di diversi errori tecnici che hanno colpito il Nasdaq – da portare le quotazioni a un valore inferiore alla metà del prezzo dell’Ipo, che era stato fissato a 38 dollari.

Il titolo Facebook è riuscito finalmente a recuperare terreno solo alla fine del 2013, e da allora ha più che triplicato il suo valore, diventando una delle società hi-tech di maggior valore negli Stati Uniti. Ma il percorso, per l’appunto, è stato a dir poco accidentato.

L’esordio di Twitter è stato decisamente migliore: approdato in Borsa nel novembre del 2013, il titolo ha segnato un rally +73% nel suo primo giorno di contrattazioni, mentre gli striscioni raffiguranti il suo logo drappeggiavano il Nyse.

Le quotazioni hanno oscillato a un livello più alto rispetto al prezzo dell’Ipo per quasi due anni, prima di essere colpite dallo scetticismo degli investitori sui fondamentali della società. Risultato? Ora il titolo è scambiato a un valore inferiore di oltre -60% rispetto al prezzo dell’Ipo.

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