Siria, Turchia: offensiva contro i curdi “con o senza ritiro Usa”

11 gennaio 2019, di Alberto Battaglia

Nessuna retromarcia del governo curdo sulla lotta alle milizie curde, con o senza la presenza sul territorio siriano delle truppe statunitensi. Lo ha detto il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, intervistato da Ntv.

“Se il (ritiro) viene rimandato con scuse ridicole come quella che i turchi stanno massacrando i curdi, che non riflettono la realtà, attueremo questa decisione”, di compiere un’offensiva nel Nord Est della Siria, ha detto il ministro. “Siamo determinati sia sul terreno che ai tavoli negoziali”, ha aggiunto Cavusoglu, “decideremo sulle tempistiche [dell’offensiva] e non chiederemo permessi a nessuno”.

Un controverso annuncio del presidente Usa, Donald Trump, aveva aperto il terreno al ritiro delle truppe americane da un territorio ancora in attesa di stabilizzazione dopo la sconfitta dell‘Isis.

“Se la squadra di Trump permette a Erdogan di spostare le sue forze nella Siria nord-orientale, sarebbe come invitare la volpe a proteggere il pollaio”, ha detto a Cnbc Nick Heras, esperto di Medio Oriente al Centro New American Security, questa decisione, ha detto, sarebbe “una politica che invita massacri, non la stabilizzazione della Siria post-Isis”.

Le truppe del Kurdish People’s Protection Units (YPG) hanno goduto del supporto statunitense nella lotta allo Stato islamico, il Pentagono ha fornito armi ai curdi sin dal 2015; abbandonare il campo siriano esporrebbe questo alleato Usa (ed europeo) agli attacchi della Turchia (contraria alle spinte autonomiste curde e, al tempo stesso, membro della Nato).

I curdi, messi di fronte all’esigenza di difendersi cesserebbero l’attività di contrasto ai gruppi terroristi – ragione per cui la presenza americana su territorio sarebbe un deterrente rispetto a attacchi militari da parte della Turchia.

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