Shutdown Usa, è il più lungo nella storia Usa. Rischia di costare più del muro col Messico

14 gennaio 2019, di Mariangela Tessa

E’ ufficiale. Dallo scorsa mezzanotte e un minuto di sabato ora americana (le 6:01 in Italia), vale a dire all’inizio del suo 22mo giorno, il parziale shutdown del governo federale Usa è diventato il più lungo mai registrato nella storia del Paese. E non si vede all’orizzonte la fine della crisi con Donald Trump e i democratici sempre più ai ferri corti;

Venerdì per la prima volta circa 800.000 dipendenti pubblici coinvolti nella semiparalisi delle attività amministrative non hanno ricevuto lo stipendio. Molti sono scesi in piazza a protestare mentre i sindacati dei dipendenti federali hanno fatto causa al governo, accusandolo di violare le leggi sul lavoro richiedendo ai dipendenti ritenuti “essenziali” di continuare a lavorare senza stipendio.

E l’agenzia Standard & Poors’ fa i conti economici: finora lo shutdwon è costato 3,6 miliardi di dollari, circa 1,2 miliardi a settimana. Se durasse altri 14 giorni costerà più dei 5,7 miliardi chiesti da Trump per il muro.

Secondo quanto emerge da un sondaggio del Washington Post-ABC, il 53% degli americani ritiene il presidente Donald Trump e i repubblicani colpevoli dello shutdwon in corso, mentre il  54% si dice contrario alla contrario del muro con il Messico. Il 42% sostiene invece il muro, una percentuale in deciso aumento rispetto al 34% del gennaio 2017: il balzo è legato ai repubblicani che si sono schierati con forza con Trump. La percentuale dei conservatori che appoggio il muro è schizzata di 16 punti percentuali nell’ultimo anno dal 71% del gennaio 2017 all’87% attuale.

Da parte sua, il presidente Donald Trump ha detto che non dichiarerà “così velocemente l’emergenza nazionale” con la quale potrebbe ottenere i fondi per il muro il Messico. “Sarebbe una soluzione facile per me dichiarare l’emergenza nazionale, ma non lo farò così velocemente”, afferma Trump dicendosi convinto che il muro e la sicurezza del confine “siano qualcosa che il Congresso può fare”.

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