SENATORI IN SCIOPERO (UN MESE)

23 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Non c’è più il qualunquismo d’una volta, quando bastava una pioggerella a far meritare al governo la qualifica di ladro, e la politica era sempre e comunque una cosa sporca e amenità del genere. Oggi prevale il politicamente corretto in ogni sua forma e guai agli eretici.

Peccato, una botta di becerume sarebbe perfetta per remunerare adeguatamente il cretinetti cui si deve la decisione di mandare in vacanza i senatori fino al 23 gennaio. Sissignori. Avete letto bene; 23 gennaio. Un mese di ferie, un mese bianco, oltre trenta giorni di libertà dopo le fatiche della Finanziaria più sciagurata della storia patria. Un titolo come: Senatori lazzaroni (o nullafacenti) avrebbe egregiamente sintetizzato la situazione. Invece, dati i tempi, bisogna ricorrere al linguaggio bizantino, al politichese, e inoltrarsi in raffinate analisi per giungere alla stessa conclusione: un così lungo periodo di riposo per gente che di norma trascorre le giornate a votare in ubbidienza al leader, non ha alcuna giustificazione.

Siamo di fronte a un fenomeno psichiatrico o a una tattica da vitelloni d’antica specie? Non lo so. Ma il fatto nudo e crudo è questo: mentre la Camera si ferma per i canonici dieci dì dedicati ai pranzi, ai cenoni e all’Alkaseltzer, Palazzo Madama abbassa la saracinesca oggi e la tirerà su nel bel mezzo dell’inverno. Razza di malnati, i parlamentari eleggibili a quarant’anni suonati, viste le difficoltà ambientali, preferiscono assentarsi. Si concedono una pausa (pausona) di riflessione senza tuttavia rinunciare alla indennità, che non sarà granché, ma è quindici volte la paga degli sfigati sociali costretti a campare con i canonici mille euro mensili. La cosa curiosa è che i principali fautori della interruzione del lavoro sono stati i rappresentanti del popolazzo collocati a sinistra, quelli della maggioranza progressista.

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La quale, avendo ristretti margini di superiorità numerica rispetto alla destra, rischia spesso di andare sotto con grave pregiudizio per la sopravvivenza del governo. Come ovviare al pericolo di una scivolata? Difficile. Per cui? Profittiamo delle festività e chiudiamo il Senato. Alla riapertura, qualche santo provvederà. È la stessa tecnica adottata dagli studenti asini. Gli studenti asini nella prospettiva di essere interrogati marinano la scuola e rinviano il regolamento di conti col professore. Credono di essere furbi, invece sono dei poveracci privi di fantasia oltre che di volontà. È vero che talvolta temporeggiare aiuta a prendere la mira, ma fra temporeggiare e menare il can per l’aia ce ne corre. Un brutto segno.

Il Parlamento è il luogo nel quale la democrazia non solo svolge i suoi riti più alti, ma anche il sito dove le decisioni assumono il valore di leggi. Sospenderne l’attività senza un perché è uno sfregio alla sovranità popolare, una manifestazione di disprezzo nei confronti delle istituzioni. C’è da chiedersi, se la maggioranza ha imposto all’assemblea questa sorta di ritirata sull’Aventino, per quale mo itivo la opposizione non ha protestato denunciando il sopruso alla Nazione.

Evidentemente le fa comodo sottrarsi all’obbligo politico di incalzare gli avversari in aula, ciò che richiede disciplina, compattezza, impegno. Nasce il sospetto in chi osserva che vi sia un tacito accordo – se non complicità – tra la lepre (l’Unione) che fugge e il cane (la Casa delle libertà) che insegue. Una tregua utilizzata da entrambi gli schieramenti allo scopo di difendere meschinamente la cadrega. Se infatti le Camere dovessero sciogliersi, addio pensioni d’oro o d’argento che siano. Il diritto all’assegno vitalizio matura dopo due anni sei mesi e un giorno di legislatura. Campa cavallo che i qualunquisti forse ricrescono.

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