Scontro Merkel-Erdogan, in Germania ancora “pratiche naziste”

6 marzo 2017, di Alberto Battaglia

La Germania, accusata domenica dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan di perpetrare pratiche naziste ai danni dei suoi ministri, non riesce a mandare giù un parallelismo così forte. L’idea che Erdogan, protagonista di diverse azioni contrarie alla libertà di critica e di pensiero in patria, possa dare lezioni di democrazia a uno dei Paesi più avanzati d’Europa sembra paradossale. Il paragone col nazismo, ha fatto sapere lo staff della cancelliera Angela Merkel è “assurdo e fuori luogo”. Mercoledì i ministri degli Esteri tedesco e turco, Sigmar Gabriel e Mevlut Cavusoglu, si incontreranno a Berlino in clima fitto di tensioni.
Alla base delle critiche di Erdogan si trovano le scelte di alcune autorità locali che in due Comuni tedeschi hanno cancellato i comizi referendari di alcuni ministri, in vista della consultazione popolare sulla nuova costituzione in programma il 16 aprile in Turchia. In Germania i voti in palio non sono pochi: 1,4 milioni di turchi, infatti, vivono in terra teutonica. Erdogan aveva dichiarato che la scelta di bloccare i comizi non aveva “niente a che fare con la democrazia” e che tali pratiche “non sono differenti da quelle naziste del passato”.

L’imperativo, in vista della visita diplomatica di mercoledì, è quello di “mantenere i nervi saldi” ha dichiarato il portavoce di Merkel, Steffen Seibert, la politica deve essere libera “di criticare anche apertamente i nostri partner turchi, ma sempre tenendo bene a mente lo speciale significato della nostra relazione, facendo in modo che il sangue freddo prevalga”.

La Germania sarà chiamata al voto il prossimo 24 settembre; mantenere un rapporto costruttivo con la Turchia potrebbe rivelarsi importante per la stabilità politica del Paese, i cui equilibri sono stati alterati dalla crisi dei migranti che proprio dalle coste turche prendeva la strada dell’Europa e della Germania in particolare.

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