SCANDALO TIR: PRODI INCOSCIENTE

12 dicembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Il governo non sa quello che fa, e il peggio deve ancora arrivare. In un Paese – l’unico in Europa in cui l’80 per cento dei trasporti avviene su gomma – è pura follia trascurare i camionisti soffocati da mille problemi. Significa andare incontro alla débâcle nazionale. Dopo due giorni – siamo al terzo – di sciopero chiunque l’avrebbe capito. Prodi e la sua squadra di incompetenti, invece, non si rendono neanche conto di prepararsi al suicidio. E vanno incontro alla morte per non cedere alle richieste della categoria, cioè sgravi fiscali e agevolazioni (su gasolio eccetera) per un totale di 570 milioni di euro.

Mercato difficile? Si’, e con le news gratis, non vai da nessuna parte. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul
link style="color:blue">INSIDER

Forse ignorano o fingono di ignorare che i “padroncini” non hanno una controparte con cui trattare se non l’esecutivo. E che in mancanza di risposte serie non hanno altro modo, all’infuori della protesta clamorosa, per ottenere l’indispensabile a proseguire nell’attività. Si consideri: negli ultimi tempi 17 mila ditte hanno chiuso per disperazione; i costi di gestione uniti a una pressione fiscale asfissiante sono insostenibili. O si affrontano le esigenze di questi lavoratori autonomi – gente che sgobba – oppure si rischia la paralisi dell’Italia e qualcosa di più. Non dimentichi Romano Prodi quanto avvenne in Francia in una situazione analoga alla nostra e, anni fa, in Cile (…) quando Allende e il suo regime furono travolti dai Tir.

Intendiamoci, la nostra democrazia non è quella cilena dell’epoca, tuttavia è stupido sottovalutare il dramma dei trasporti facendone pagare le conseguenze ai cittadini. La cui rabbia non si ritorcerà sui conducenti e sui proprietari dei mezzi pesanti bensì sul governo irresponsabile. A Roma la benzina è esaurita e la città si bloccherà. Dovunque nei supermercati la frutta e la verdura fresche non ci sono più. Il latte è merce rara. Se lo sciopero non si sospende entro domani, non oso pensare a quello che succederà. D’altronde l’incontro di ieri fra le parti in causa è fallito e ciò non incoraggia all’ottimismo. Non resta che appellarsi a quei pochi ministri se ve ne sono – in grado di interpretare la realtà e i brutti segni che fornisce nella circostanza.


Avviino il motorino della coscienza e rivedano le posizioni assunte dal premier. Si può, si deve essere duri quando si ha ragione, ma quando si ha torto marcio come in questo caso conviene fare macchina indietro. I nostri trasporti fanno pena: le ferrovie non sono migliorate dai tempi del Duce, le autostrade – basti pensare a quella del Sole – sono ferme agli anni Sessanta. E non esiste un’alternativa ai camion. I quali o si mettono in condizioni di viaggiare e di funzionare nella sicurezza o saremo destinati a fare una pessima fine. Detto questo, si impongono due osservazioni. Primo. Lo sciopero da noi è stato sempre considerato sacro, guai a tentare una regolamentazione benché ridicola. Tant’è che ne abbiamo viste di tutti i colori, perfino i picchetti, senza che nessuno muovesse un dito a tutela della libertà di lavoro.

Chissà perché adesso, poiché scioperano i camionisti ovvero lavoratori non dipendenti, pur di far cessare la protesta si ricorre, per mano di un ministro comunista, Bianchi, alla precettazione. Siamo al delirio. Anche perché come si fa a costringere a lavorare uno che non dipende da alcuno? Secondo. Fatta salva la legittimità della fermata dei Tir, va sottolineata viceversa la illegittimità dei blocchi stradali: costituiscono reato così come la violenza esercitata nei confronti di chi li forza. La categoria per non incappare in gravi sanzioni bisogna si limiti a non effettuare le consegne. Tra l’altro mi pare sufficiente a creare i presupposti per la ripresa dei negoziati. Oltretutto non serve prendersela con gli automobilisti, non hanno colpe. Una annotazione conclusiva: preme rammentare che i blocchi autostradali degli operai Alfa Romeo di Arese sulla Milano-Como-Varese non sono mai stati tolti dalle forze dell’ordine né puniti né criticati dalla sinistra che, anzi, ha immancabilmente applaudito ai sindacati. Perché?

Copyright © Libero. Riproduzione vietata. All rights reserved

Hai dimenticato la password?