Scandalo Ligresti: Cancellieri se ne deve andare. Corruzione e conflitto d’interessi

1 novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Come direttore generale di Fonsai, Pier Giorgio Peluso, figlio del ministro Annamaria Cancellieri, “è stato promotore di una ‘pulizia di bilancio'”, ma i pm di Torino hanno cercato di capire se abbia avuto “l’intento di escludere l’azionista di riferimento (i Ligresti) o abbia fatto emergere lacune (e quindi falsità) relative ai bilanci degli anni precedenti”. Le parole sono del pm Marco Gianoglio e sono contenute nella richiesta (avanzata lo scorso 29 agosto e accolta dal gip) di intercettare il telefono di Peluso. Il magistrato aveva fatto proprie alcune considerazioni della guardia di finanza, che da mesi stava approfondendo le accuse contro il figlio del Guardasigilli lanciate da Giulia Maria Ligresti. Peluso, comunque, nel procedimento Fonsai resta uno dei testimoni della pubblica accusa, mentre Giulia Maria ha patteggiato due anni e otto mesi di reclusione.

Peluso, c’erano molte voci su corruzione Isvap – “C’erano molte voci” in Fonsai che parlavano di un “rapporto illecito tra la famiglia Ligresti e Giannini, presidente Isvap”. Ad affermarlo, nel corso di uno dei suoi numerosi incontri con gli inquirenti della procura di Torino, è Pier Giorgio Peluso, figlio del ministro Anna Maria Cancellieri, che è testimone nell’inchiesta torinese. Le “voci” di cui parla Peluso sono al vaglio della procura di Milano, che sul presidente dell’Isvap ha in corso un’inchiesta per corruzione.

Giulia Ligresti, Peluso è protetto dalla mamma – “‘Sto Peluso è il figlio del ministro Cancellieri… Siccome lui è talmente protetto, figurati cosa gli daranno in Telecom”. Ad affermarlo, in una conversazione intercettata dalla Guardia di Finanza, è Giulia Ligresti, che commenta con toni molto critici l’operato di Pier Giorgo Peluso. “Sto Peluso che è entrato da noi un anno fa – dice – è uscito ieri, in consiglio gli hanno deliberato la buona uscita di cinque milioni e mezzo, capito? Tutto è stato deciso dalle banche, noi ci fanno il mazzo. Infatti c’era una persona che stava lì con mio papà e diceva ‘certo, se quei soldi fossero stati deliberati per te o per me o per Paolo (il fratello di Giulia – ndr), il giorno dopo dal consiglio veniva fuori una denuncia'”. “Questo qui – aggiunge Giulia Ligresti – è entrato e ha distrutto tutto. Ha avuto il mandato. Come se tu entri in un’azienda e svalorizzi tutto, distruggi tutto, fai in modo che, se uno la può prendere a zero, e poi si vedeva che era un mandato, è uscito appena fatta con cinque milioni e mezzo”.

[ARTICLEIMAGE] Pd: ‘Cancellieri in Aula, poi i partiti valuteranno’ – “Il ministro riferisca in aula e poi, a seguito di quanto dirà, ciascun” partito “farà le sue valutazioni, il Pd farà le sue”. Così Danilo Leva, responsabile Giustizia Pd a Sky Tg24. Leva dice “no a strumentalizzazioni” ma chiede “chiarezza in tempi rapidi” per “fugare ogni dubbio che in Italia vi siano detenuti di seria A e di serie B”. Sulla vicenda della scarcerazione di Giulia Ligresti, il ministro Annamaria Cancellieri “riferisca in Aula e poi, a seguito di quanto dirà, ciascuna forza politica farà le sue valutazioni, il Pd farà le sue. Quindi no a strumentalizzazioni del caso Cancellieri, in primo luogo con la richiesta ora di dimissioni”, dice Danilo Leva, a SkyTg24. “Serve chiarezza in tempi rapidi – aggiunge il responsabile Giustizia del Pd – sia perché ci sono intercettazioni e va ben chiarito il senso di quelle parole, sia perché bisogna fugare ogni dubbio che in Italia vi siano detenuti di seria A e di serie B”.

Cicchitto, ministro non va criminalizzata – “Il ministro Cancellieri non può certo essere criminalizzata per una telefonata da giustizialisti a corrente alternata che continuano a far danni di ogni tipo. Il ministro non può essere attaccata perchè si è preoccupata per una persona che in carcere rischiava la vita per anoressia”. Lo afferma Fabrizio Cicchitto del Pdl. “Questa preoccupazione è stata espressa – sostiene Cicchitto – in forme di estrema correttezza. Da un lato un magistrato come il dottor Caselli che a Torino svolge un ruolo assai importante ha affermato che non c’è stata pressione di alcun tipo e che tutto si è svolto in modo regolare come avviene in tutti i casi dello stesso tipo. E’ evidente la strumentalità anti-governativa di certi titoli di giornale e di alcuni interventi parlamentari. D’altra parte sul terreno parlamentare fa fede quello che ha dichiarato il Presidente della Commissione Speciale sui diritti umani al Senato Luigi Manconi, personalità assai sensibile per i diritti dei carcerati sia che essi si chiamino Ligresti sia che si chiamino Rossi o che abbiano il nome di un immigrato”.

M5S, presentiamo sfiducia a Cancellieri – “La vicenda legata al passaggio di Giulia Ligresti dall’arresto in carcere, durato un mese, ai domiciliari, induce il MoVimento 5 Stelle a presentare la mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri”. Lo dichiara, in una nota, il Gruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera.

[ARTICLEIMAGE] Fragni, Cancellieri assolutamente corretta e pulita – Il ministro della giustizia, Annamaria Cancellieri, “è persona che conosco come assolutamente corretta e pulita, che non farebbe mai nulla controcorrente o, meglio, contrario ai suoi doveri istituzionali”. Le parole sono quelle messe a verbale da Gabriella Fragni, 72 anni, compagna di Salvatore Ligresti, interrogata in procura a Torino lo scorso 20 agosto nella vicenda Fonsai.

Patriarca, da Cancellieri “interessamento speciale” – “Non ho dubbi sull’onestà intellettuale del ministro Cancellieri, ma sembra proprio che ci sia stato un ‘interessamento speciale’ per una ‘detenuta speciale'”. Lo afferma il deputato del PD Edoardo Patriarca, componente della Commissione Affari Sociali. “Ben venga se questo gesto aprirà una nuova stagione di diritti per tutti i carcerati – conclude Patriarca – Abbiamo davvero bisogno di una nuova stagione di umanizzazione delle carceri, in cui, per nessuno, valga la logica ‘chiudi e butta la chiave'”. (ANSA)

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Scoppia il caso Cancellieri. Ma al telefono Giulia Ligresti attaccava il figlio del ministro.

di Gianluca Paolucci, Niccolò Zancan

TORINO – Eppure non si amavano tanto. «Sono giornatacce, veramente, un incubo…. Ho degli sconforti, credimi. Ieri hanno fatto ’sta cosa alla Procura di Torino. Poi il commissario arriva in Fondiaria a sparare contro di noi. E Peluso… Gli hanno dato una buona uscita di cinque milioni, ti rendi conto? Cinque milioni, è stato un anno, ha distrutto tutto».

Questa è la voce di Giulia Maria Ligresti. La mattina del 19 ottobre 2012 si sta sfogando al telefono con un’amica. Sono già tempi molto difficili, la bufera giudiziaria si sta addensando nel cielo di Fonsai. Ma ancora nessuno ne conosce l’esatta portata. Giulia Ligresti parla della liquidazione concessa a Piergiorgio Peluso, il figlio del ministro Annamaria Cancellieri.

È arrivato da Unicredit nel 2011 con il ruolo di direttore generale. Stanno parlando della sua liquidazione dopo un anno di lavoro. L’amica è solidale con Giulia Ligresti: «Gli danno una liquidazione, invece che chiedergli i danni!». «Sì, invece di chiedergli i danni! Mi hanno detto che in consiglio nessuno ha fiatato. Sì, sì.. Approvato all’unanimità. Che se fosse stato il nome di qualcun altro… A mio padre di 85 anni avrebbero contestano quella cifra. Questo qui ha 45 anni, è un idiota. Perché veramente è venuto a distruggere una compagnia. Perché lo ha fatto proprio su mandato la distruzione… 5 milioni, è andato in Telecom, e l’Italia non scrive niente». «Cavolo, potessero scrivere qualcosa», dice l’amica.

[ARTICLEIMAGE] E Giulia Ligresti: «Al contrario c’è un articolo su sua mamma, sai che è il ministro Cancellieri, pieno di lodi, figurati… Secondo me quella è un’area intoccabile proprio. Pazzesco…. L’Italia è un paese distrutto, è veramente una mafia. I giornali che scrivono tutti uguali, poi appena uno alza la testa… ».

Fa uno strano effetto rileggere queste parole, alla luce di quanto è emerso successivamente nelle indagini. E cioè che la famiglia Ligresti si è rivolta proprio al ministro Cancellieri per chiedere aiuto. A luglio Giulia Maria è in carcere. Non mangia, soffre di anoressia. I suoi avvocati chiedono senza successo gli arresti domiciliari. È in quel momento che Gabriella Fragni, la compagna di Salvatore Ligresti, intercettata, dice: «La persona che potrebbe fare qualcosa per Giulia è il ministro Cancellieri». Chiedono aiuto al ministro.

E il ministro Cancellieri, accolta la richiesta, si spende personalmente. Come ha spiegato lei stessa in un verbale datato 22 agosto 2013. Quando è stata sentita in qualità di testimone, dal procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nessi: «Ligresti mi ha rappresentato la preoccupazione per lo stato di salute della nipote Giulia Maria, la quale, come peraltro riportato in articoli di stampa, soffre di anoressia e rifiuta il cibo. In relazione a tale argomento ho sensibilizzato i due vice capi del Dap, Francesco Cascini e Luigi Pagano, perché facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati. Si è trattato di un intervento umanitario assolutamente doveroso, in considerazione del rischio connesso con la detenzione».

Criticava la pesantissima buonuscita pagata al figlio del ministro. È stata aiutata dal ministro in persona. Questo è successo a Maria Giulia Ligresti. Finita in carcere il 7 luglio con il padre Salvatore e la sorella Jonella. Tutti accusati di falso in bilancio aggravato e aggiotaggio. Finora lei è stata l’unica a patteggiare la pena. Il 19 settembre è stata condannata a due anni e otto mesi. La sua versione dei fatti è raccontata in cinque diversi verbali, l’ultimo è del 24 luglio.

[ARTICLEIMAGE] «Mi sono occupata più da vicino delle vicende della Premafin-Fondiaria dal dicembre 2011, quando vi era la pressione di Peluso per un nuovo aumento di capitale e mio padre era in difficoltà. Allora ritenni che dovevo offrire un mio contributo più energico. Ma come ho già detto, mio padre era ed è ancora – se pur in modo più limitato – persona molto carismatica. Quindi era lui ad assumere le decisioni che riguardavano il gruppo. Io ero quella che faceva la beneficenza, che si occupava di pubblicità e comunque avevo un ruolo in una holding non operativa… ».

Ma com’era arrivato Peluso in Fonsai? Lo spiega la sorella Jonella in un verbale del 23 luglio 2013: «Peluso era un manager di Unicredit che conosceva perfettamente i conti Fondiaria. Era persona che noi conoscevamo da tempo per via dell’amicizia tra i genitori di Peluso e mio padre. Per cui siano stati proprio noi a proporgli di venire in Fonsai, sapendo che era al tempo stesso gradito a Unicredit».

Anche nel verbale del 2 ottobre , uno degli ultimi atti formali d’indagine, Jonella Ligresti precisa: «Peluso era gradito anche alla mia famiglia. Quando è giunto in Fondiaria in suoi incarichi erano già stati stabiliti. Peluso ha accettato con le deleghe che lui stesso intendeva ricoprire (bilancio, area immobiliare). Ritengo che, prevenendo da Unicredit, sua intenzione fosse fare un salto di qualità».

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aggiornamento:

ROMA (WSI) – Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri riferirà martedì alle 16 in Senato. Lo si apprende da fonti di Palazzo Madama. Sono serenissima e tranquilla, pronta a rispondere a qualunque domanda. Il mio è stato un intervento umanitario, mosso da un detenuto che poteva morire. Se fosse morta cosa sarebbe accaduto?”. Lo ha detto il ministro della giustizia, intervistata dal Tg1, sul suo intervento riguardo alle condizioni di salute in carcere di Giulia Ligresti. Non siamo tutti uguali davanti alla legge? Certo! Non ci sono detenuti di serie A e serie B. Dobbiamo lottare per migliorare il sistema carcerario, ma queste cose non aiutano”.

Tra i ”benefit” che i Ligresti addebitavano a Fonsai figura anche l’affitto di un elicottero ”accessoriato secondo i desiderata della famiglia ed in particolare di Gioachino Paolo”. Il costo, riferisce ai pm torinesi il responsabile della sicurezza, Luciano Gallo Modena, era di ”circa 2 milioni di euro all’anno”.

Il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri non deve dimettersi ora, ma farlo se non sarà convincente quando in Parlamento parlerà del suo interessamento al caso di Giulia Ligresti. Di questo è convinto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Alla domanda dei giornalisti se il ministro debba lasciare l’incarico Maroni ha risposto: “No, deve venire in Parlamento a riferire e se non è convincente sì. Ma io non esprimo giudizi a priori. Prima voglio sentire le ragioni della sua difesa, dopodiché valuteremo”.

“Nessun monito da parte di Napolitano” e “non un fiato da Capitan Findus Letta”: “Hanno paura di essere travolti e credono che il silenzio li salverà, ma sono già condannati”. Così il blog di Beppe Grillo, avanzando dubbi sulla possibilità che Cancellieri si dimetta, in un intervento senza firma che fa da introduzione al testo della mozione di sfiducia. “La Idem a causa dell’ICI non pagata ha dato le dimissioni in dieci giorni. La Cancellieri – si legge nel post – forse non le darà mai. Il motivo è semplice. La Cancellieri fa parte di quel mondo composto da politici, banchieri, istituzioni, finanzieri, inestricabile come una foresta pietrificata. Nessun monito da parte di Napolitano per questo scandalo per l’ingerenza di un ministro su una detenzione, avvenuta grazie a rapporti di lunga data con Ligresti. Non un fiato da Capitan Findus Letta. Hanno paura di essere travolti e credono che il silenzio li salverà, ma sono già condannati”. (ANSA)

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di Matteo Guidelli e Eva Bosco

Silenzio da via Arenula, silenzio da palazzo Chigi in attesa del chiarimento in Aula da parte del ministro e con l’obiettivo di prendere tempo e far calare la tensione, vista la situazione complessiva del governo tutt’altro che solida. Nei palazzi romani si valuta come gestire l’ennesima grana sul governo Letta, dopo l’uscita delle telefonate tra Annamaria Cancellieri e alcuni componenti della famiglia Ligresti.

A via Arenula, seppur non ufficialmente, non negano che il ministro, interessandosi della condizione carceraria di Giulia Ligresti e segnalando la situazione al Dap, possa aver peccato di leggerezza, se non altro per ragioni di opportunità. Ma ribadiscono con forza che non c’è stata alcuna interferenza sulle decisioni degli organi giudiziari. Chi conosce Enrico Letta, però, fa notare come il silenzio sia un evidente sintomo dell’irritazione del premier. La decisione di palazzo Chigi di non prendere al momento una posizione ufficiale, tra l’altro, consente di guadagnare qualche ora, in attesa di capire quanto monterà il caso. La richiesta di chiarimenti arrivata dal responsabile giustizia del Pd è comunque un segnale che non può essere ignorato, tant’è che il ministro attende la convocazione in Aula per fornire tutte le spiegazioni. “Io vado avanti, ho fatto solo il mio dovere, non c’è stata nessuna interferenza”, ripete da ieri il titolare della Giustizia.

Una posizione espressa nella nota ufficiale e ribadita anche oggi a chi ha avuto modo di parlarle, sottolineando che il “punto chiave” è sempre lo stesso: c’è stata una segnalazione ed era “doveroso” trasferirla agli organi competenti. Questo è stato fatto, si ribadisce a via Arenula, e questo il ministro dirà quando riferirà alla Camera. Al ministero, tra l’altro, stanno anche lavorando ad una ricostruzione degli altri casi in cui c’è stato un intervento del ministro, proprio per confermare in Aula quanto affermato ieri: “mi sono comportata nello stesso modo quando sono pervenute al mio ufficio segnalazioni, da chiunque inoltrate, che manifestassero preoccupazioni circa le condizioni sullo stato psicofisico di persone in stato di detenzione”.

Nonostante la certezza di esser nel giusto, il ministro non ha nascosto il suo rammarico per esser caduta in quella che ha definito una trappola e la delusione per il fatto che le sue spiegazioni e la presa di posizione della procura torinese ribadita anche oggi dal procuratore Castelli – “la concessione degli arresti domiciliari è avvenuta esclusivamente in base alla convergenza di decisive circostanze obiettive quali le condizioni di salute verificate con consulenza medico-legale e l’intervenuta richiesta di patteggiamento antecedente le conversazioni telefoniche oggetto delle notizie” – non siano bastate a convincere non tanto la stampa quanto il governo stesso della sua buona fede.

L’assenza di un intervento ufficiale di palazzo Chigi, però, non viene letta come una presa di distanza del premier, da parte del quale, si sottolinea in via Arenula, non c’è stata alcuna forma di pressione. Neanche nell’incontro a quattr’occhi di giovedì prima del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, dove ufficialmente si è parlato del vertice della prossima settimana a Strasburgo.

Cancellare una brutta pagina e guardare avanti, dunque, è il ragionamento della Cancellieri. Ed in quest’ottica va la decisione di non annullare nessuno degli appuntamenti previsti per i prossimi giorni: la partecipazione al congresso dei Radicali, domani a Chianciano; e la trasferta a Strasburgo, lunedì e martedì, per fare il punto sul piano da presentare entro maggio 2014 dopo la sentenza della Corte dei diritti dell’uomo che ha condannato l’Italia per trattamento inumano dei detenuti e la condizione di sovraffollamento delle carceri. In attesa di presentarsi alla Camera per ricordare, anche “l’impegno” che fin dall’inizio del suo mandato ha riservato alle condizioni dei detenuti e quell’appello al Parlamento affinché voti l’amnistia, caduto nel vuoto. (ANSA)

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