Russiagate, come think tank Putin ha fatto campagna in Usa

20 aprile 2017, di Daniele Chicca

Lo scandalo del cosiddetto Russiagate assume contorni più definiti, ora che emergono nuove indiscrezioni. A luglio dell’anno scorso un consulente di Donald Trump ha recato visita a Mosca, un fatto che ha insospettito le autorità di intelligence americane e spinto l’FBI ad avviare un’inchiesta sui legami tra lo staff di Trump e la leadership in Russia.

In quell’occasione Carter Page ha criticato le politiche americane nei confronti della Russia, giudicate troppo dure. L’intervento del veterano della Marina militare e imprenditore – che ha vissuto a Mosca per tre anni – alla New Economic School moscovita ricalcava in pieno nei contenuti la posizione di Vladimir Putin sull’argomento.

Dopo che Page ha lasciato la squadra della campagna elettorale di Trump a settembre, l’FBI ha ottenuto da un tribunale il permesso di monitorare la sua strategia di comunicazione, anche per verificare che non fosse un agente segreto al soldo della Russia. A questo episodio si sono aggiunte oggi nuovi dettagli sui presunti tentativi di Putin di influenzare il voto dell’anno scorso negli Stati Un iti.

Un think tank del governo russo e quindi controllato da Putin avrebbe fatto campagna presidenziale in Usa durante le presidenziali che hanno portato alla vittoria a sorpresa di Trump a novembre del 2016. Lo scopo del think tank, oltre a spostare gli equilibri in favore del candidato Repubblicano, è stato anche quello di compromettere la fiducia degli elettori nel sistema elettorale americano.

Lo riferiscono a Reuters sette funzionari ed ex funzionari del governo statunitense. Le fonti citano due documenti top secret del the think tank, in cui sono delineate le strategie del piano dell’organo del Cremlino, gestito da ex funzionari dell’intelligence straniera russa scelti dal governo di Putin.

I documenti top secret del think tank di Putin

I documenti dimostrano l’interferenza e l’ingerenza delle autorità russe nelle elezioni dell’8 novembre. I funzionari dell’intelligence americana sono entrati in possesso dei file sensibili – preparati dall’Istituto per gli Studi Strategici russo – quando le elezioni erano già terminate. Putin continua a negare un qualsiasi coinvolgimento del Cremlino nel voto democratico americano.

Il primo documento, scritto a giugno del 2016, sembra però il dimostra il contrario. Si sa che è circolato nei massimi ambienti del governo russo, anche se non era destinato a nessuna autorità o personalità in particolare. Nel paper – fanno sapere a Reuters le fonti – si consiglia al Cremlino di lanciare una propaganda sui social media e sui siti russi per incoraggiare gli elettori Usa a votare per un presidente che avrebbe avuto un atteggiamento più morbido nei confronti di Mosca rispetto all’amministrazione precedente.

Nel secondo documento dell’istituto, stilato in ottobre e distribuito come nel caso del primo paper, si suggerisce di mettere fine alla propaganda pro Trump, vista le alte probabilità di vittoria della sfidante Hillary Clinton, e di seguire un’altra strada, intensificando l’offensiva contro il sistema elettorale americano, mettendone in dubbio la legittimità, e danneggiare la reputazione di Clinton. 

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