Rischi geopolitici ai massimi da Guerra Fredda, visto boom oro

23 novembre 2017, di Daniele Chicca

I rischi geopolitici sono i più alti degli ultimi quarant’anni, ossia dai tempi della Guerra Fredda, secondo le stime di Citigroup. Questo fattore dovrebbe contribuire a un progresso del valore dell’oro, bene rifugio per eccellenza. Le elezioni in vista in Europa, le crisi macro economiche e politiche e la guerra per procura dovrebbero convincere gli investitori ad accumulare posizioni nell’oro.

Nonostante gli elevati rischi geopolitici e malgrado si preveda che nella prossima riunione del 30 novembre i paesi dell’Opec trovino un accordo per estendere il piano di tagli alla produzione, il petrolio non ha fatto un grande balzo negli ultimi scambi, anzi. Il contratto americano WTI cede lo 0,29% al momento in area 57,86 dollari al barile. L’indice delle Commodity di Bloomberg in confronto fa segnare un rialzo del +0,66%.

Il contesto di tassi di interesse ancora bassi e l’incertezza politica in Germania viene citato come uno degli elementi che farà in modo che anche a cavallo tra il 2017 e il 2018 la domanda di oro, da parte di chi vuole mettere i propri risparmi al sicuro e guadagnarci anche qualcosa, sarà elevata, secondo le previsioni di Commerzbank.

L’instabilità politica in Germania venutasi a creare dopo le ultime elezioni Federali è un evento più unico che raro e la banca tedesca sottolinea che nella locomotiva d’Europa – nonché la quarta economia al mondo, “raramente c’è stata tanta incertezza politica dal Dopo Guerra in poi”. I rischi di controparte vanno pertanto ridotti: detenere beni rifugio come l’oro è uno dei consigli di investimento degli analisti dell’istituto.

Un navigato trader di mercato, Larry Hatheway (ex gestore di UBS dal 2015 head of investment solutions di GAM, società con 151 miliardi di dollari di asset della clientela in gestione), ha fatto sapere a Bloomberg di temere un ritorno dell’inflazione e un atterraggio non morbido dell’economia cinese dopo anni di crescita senza precedenti, per via delle misure di stretta creditizia che il governo di Pechino ha iniziato ad adottare per abbassare i livelli di indebitamento record.

Hatheway, che per decenni ha studiato in ottica investimenti il funzionamento e l’andamento dei mercati finanziari, ha citato i due fenomeni come i principali fattori di rischio dei prossimi tre-sei mesi. Finora gli investitori sono riusciti a soprassedere i vari rischi e turbolenze esterne politiche grazie a fondamentali societari ed economici solidi.

L’analista 59enne di GAM ha paura che “sebbene non ci siano tuttora prove del fatto che accada, alla fine assisteremo a un rinfocolarsi dell’inflazione improvviso”. Secondo lui potrebbe succedere in Europa, Usa o Giappone ossia in

“tutte quelle regioni dove i mercati del lavoro e la produttività sono sugli stessi livelli sui quali in passato si è verificata una ripresa dei prezzi al consumo. Stavolta la differenza è che i mercati non se lo aspettano“. Una ragione in più per comprare asset sicuri non rischiosi come l’oro.

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