Riforma autoritaria Ue, Di Maio: “Italexit sul tavolo”

7 dicembre 2017, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Una camicia di forza europea da far indossare al più presto ai popoli europei che segna l’inizio di una crisi economica e sociale drammatica stravolgendo forse per sempre ciò che rimane della democrazia in Europa.

Così l’economista Giulio Sapelli ha commentato il piano di riforma dell’Eurozona presentato dal presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker.

“La Commissione Ue propone di integrare la sostanza del Fiscal Compact nel quadro legale Ue, tenendo conto dell’appropriata flessibilità del Patto di Stabilità. E chiede a Parlamento e Consiglio di approvare la proposta entro il 2019″.

In sostanza il piano prevede la trasformazione del fondo salva-Stati Esm nel Fondo monetario Ue, la creazione di un budget della zona euro all’interno del bilancio Ue da usare per coprire il fondo salva-banche per intervenire in caso di choc economici e aiutare le riforme e i Paesi che vogliono aderire all’euro, fino alla creazione del superministro del Tesoro e l’integrazione del Fiscal Compact nelle leggi Ue.

“Non si può non rimanere sconcertati dinanzi alla mancanza di consapevolezza dei problemi europei reso manifesto dal presidente Juncker e dai suoi colleghi commissari”.

Così dice Sapelli. Critico nei confronti dell’Unione europea anche il candidato premier del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio che nel corso di un’intervista a La Stampa parla di una riforma che trasferisca i maggiori poteri al parlamento europeo, che rappresenta i cittadini e va più legittimato di governi che sono sempre più di minoranza.

In merito poi al referendum sull’euro, cavallo di battaglia del Movimento fondato da Beppe Grillo, Di Maio ha le idee chiare.

“La consideriamo una extrema ratio. Mentre vedo ampi margini di contrattazione su deficit per favorire la crescita (….) l’obiettivo non è rendere felici gli altri. E’ fare in modo che nell’ambito dell’Ue gli interessi dei diversi Paesi si ritrovino allo stesso tavolo. E’ un peso contrattuale”.

Va ricordato che lo svolgimento di un referendum pro o contro l’euro è un “long shot” in Italia. Dal punto di vista legislativo, infatti, per arrivare allo svolgimento del voto popolare bisognerebbe prima cambiare la costituzione, per consentire la revisione dei trattati europei. A quel punto, ipotizzando che non si ragionano i due terzi di voti favorevoli alla misura in parlamento, bisognerebbe passare per l’approvazione di un referendum costituzionale come quello indetto da Renzi a dicembre dell’anno scorso.

Se e solo se verranno superati questi scogli politici i mercati inizierebbero a innervosirsi per lo scenario di Italexit. Molto dipenderà dall’equilibrio delle forze parlamentari e dalla volontà di partiti come Lega Nord e MoVimento 5 Stelle di correre il rischio di farsi responsabili sul serio di un addio alla moneta unica, passando dalle parole ai fatti. A proposito di parole e promesse da campagna elettorale, negli ultimi tempi le forze politiche euroscettiche hanno inoltre moderato i toni anti euro.

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