Ricollocamenti migranti, l’Ue valuta ipotesi sanzioni

3 marzo 2017, di Alberto Battaglia

La lentezza e la scarsa dimensione del piano di ricollocamento dei migranti sta spingendo la Commissione europea a valutare l’ipotesi da sanzioni economiche da infliggere ai Paesi membri che non rispettano gli impegni.

Ha dato un chiaro segnale in tal senso il Commissiario Ue all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos, il quale ha dichiarato che 160mila rifugiati siriani e di altre nazionalità dovranno essere ricollocati da Grecia e Italia verso altri Paesi Ue entro settembre. Finora il piano, già in funzione da diversi mesi, ha riguardato appena 13.500 migranti.

“Se non riscontreremo sforzi tangibili entro settembre”, ha detto Avramopoulos nel corso di una conferenza stampa di giovedì, “la Commissione non esiterà a fare uso dei suoi poteri” e “le procedure di infrazione potrebbero essere un’opzione”.

Già a febbraio la stessa opinione era stata espressa dal vice presidente della Commissione europea, Frans Timmermans, il quale aveva dichiarato che l’ipotesi di sanzioni era già stata sollevata all’interno dell’esecutivo Ue.

L’Italia, da parte sua, ha invitato ripetutamente i partner europei a fare la propria parte con appelli che, stando alle cifre attuali, sono rimasti spesso lettera morta. Il caso italiano è complicato anche dal fatto che la composizione dei migranti che arrivano sulle coste della Penisola differisce sensibilmente da quella che si avvia verso la rotta dei Balcani: la maggioranza dei migranti che si dirigono in Italia è composta da nigeriani e o comunque originari di altri Paesi africani.

E’ la stessa Ue a indicare che la maggioranza dei migranti provenienti dal continente africano è rappresentata da migranti economici, non dunque nella posizione per richiedere le forme di protezione garantite a chi fugge dalle guerre o dalle persecuzioni.

“Vogliamo continuare ad offrire soccorso alle persone bisognose di protezione internazionale”, ha detto in un comunicato Timmermans, “lo dobbiamo a loro, ai nostri partner al di fuori dell’Ue, e ai nostri cittadini dobbiamo essere in grado di dire chiaramente: in caso di bisogno, ti aiuteremo, in caso contrario devi tornare“.

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