Rialzo tassi a marzo, Fed ha un’agenda segreta

3 marzo 2017, di Daniele Chicca

Perché dopo aver imposto due strette monetarie in dieci anni di tempo la Federal Reserve sembra avere tanta fretta di alzare i tassi di interesse nella riunione di questo mese? Cosa l’ha convinta ad agire? È la domanda che si pongono economisti, commentatori di mercato e investitori in questi giorni in cui le chance di un innalzamento del costo del denaro negli Stati Uniti sono salite dal 30-40% a oltre l’80%.

Una risposta è da ricercare nella risalita a passo spedito dell’inflazione, che è vicinissima all’obiettivo della banca centrale americana del 2%. Ma ci sono anche altri fattori, più politici che economici, che influiscono sulle decisioni della Fed. Se i tassi di interesse a 10 anni cresceranno sul 3% entro fine anno, gli investitori potrebbero voltare le spalle all’obbligazionario. Il sentiment continua a essere ottimista nonostante la carenza di informazioni sulle politiche della nuova amministrazione Trump e il rally dell’azionario sembra non aver perso troppo slancio.

Anzi, il colmo è che ieri l’azionario saliva mentre crescevano le chance di un rialzo dei tassi tra meno di due settimane, perché le parole degli esponenti Fed sono state interpretate come una rinnovata fiducia nella ripresa dell’economia, più che in un ostacolo alla crescita dei prezzi azionari. I trader continuano inoltre a credere nelle potenzialità dell’agenda di Donald Trump, le cui politiche di alleggerimento fiscale e di maxi investimenti nelle infrastrutture dovrebbero favorire alcuni settori aziendali e il Pil, sebbene esse debbano ancora devono concretizzarsi e non sono state presentate nel dettaglio.

Due membri colomba con diritto di voto, William Dudley e Lael Brainard – che si è sempre detto a favore di una politica accomodante duratura – hanno cambiato idea. Il secondo ha dichiarato che “l’economia sembra essere in una fase di transizione e che presto sarà appropriato rimuovere le politiche di allentamento monetario”. Il presidente della Fed di New York, vice presidente del braccio di politica monetaria della Fed (FOMC), ha detto all’emittente CNN che l’argomento di chi vuole alzare i tassi subito è diventato “molto più convincente”.

I mercati finanziari hanno reagito in maniera insolita all’improvviso cambio di rotta, guadagnando terreno. La settimana si chiuderà in positivo per la sesta volta di fila per l’indice S&P 500 e il Nasdaq mentre il Dow Jones si appresta a inanellare la quarta ottava di rialzi. Le Borse non solo rimangono storicamente sopravvalutate, se si guarda al rapporto tra stime sugli utili delle società quotate e prezzo delle azioni, ma anche in un certo senso illuse, accecate dalle promesse di Trump. Tuttavia, se le serie storiche sono da prendere come lezione di quello che accadrà in futuro, dopo un po’ di batoste sul breve, alla lunga l’investimento in Borsa varrà il doppio, secondo i calcoli di Nicholas Colas, strategist di ConvergEx, casa di brokeraggio con sede a New York.

Fed, tre ragioni per alzare i tassi

La Fed ha promesso che apporterà tre rialzi dei tassi quest’anno e se interverrà alla prossima riunione di politica monetaria, potrebbe agevolmente rispettare l’agenda. A proposito di agenda delle autorità della banca centrale, gli analisti di Financial Intelligence, ritengono che Yellen abbia un piano segreto in testa. Proprio il 15 marzo, giorno in cui la Fed voterà su un’eventuale stretta monetaria, infatti, scade l’estensione del tetto sul debito Usa decisa sotto Obama nel 2015. A quel punto il Congresso dovrà trovare un accordo sul budget per evitare prima lo shutdown, la sospensione dei servizi federali, e poi il default delle finanze pubbliche.

I soldi del governo dovrebbero finire indicativamente in autunno, il periodo dell’anno durante il quale i dibattiti sul bilancio e sul debito si intensificheranno a Washington. L’amministrazione e il Congresso dovrebbero riuscire a trovare un’intesa, ma le trattative saranno estremamente tese, visti i piani di Trump di incremento della spesa pubblica, insoliti per un leader dei Repubblicani. I conservatori sono tradizionalmente contrari a un innalzamento della soglia massima cui può arrivare il debito publico, già gigantesco. Il governo dovrà pertanto trovare il denaro necessario per finanziare il piano di alleggerimento fiscale di investimento nelle infrastrutture senza gonfiare il debito.

“Penso che ci sia un’agenda segreta. Se ne parliamo noi anche loro ne stanno discutendo. Ci sarà una lotta sul tetto del debito. Il dibattito e le divisioni all’interno del partito Repubblicano saranno accesi. Ovviamente la Fed sta cercando il momento propizio per alzare i tassi” e dopo l’estate l’opportunità potrebbe non ripresentarsi più.

La seconda ragione che ha convinto la Fed ad agire, secondo Michael Feroli, chief economist in Usa per JP Morgan, riguarda un elemento che preoccupa da tempo sia i critici sia i fan dell’operato della banca centrale. Con l’economia che si avvicina alla piena occupazione e a conquistare il sacro graal dell’inflazione del 2%, i livelli desiderati dalla Fed, la banca centrale ha paura di agire quando sarà ormai troppo tardi e l’economia e i prezzi si saranno ‘riscaldati’ troppo.

L’ultima ragione, infine, è che la Fed ha gettato le basi ottimali per un rialzo dei tassi a marzo. Ne parla l’economista di Barclays Rob Martin, citando i cambiamenti avvenuti di recente nei mercati azionari. “Le condizioni finanziarie si sono alleggerite in maniera considerevole negli ultimi tempi. Il rialzo della Borsa non è stato associato a quello del dollaro”, sottolinea alla CNBC l’analista, aggiungendo che i future sui Fed Funds ormai sconta una stretta monetaria. Sebbene le chance di un rialzo dei tassi siano salite oltre l’80%, il dollaro non ha reagito di conseguenza e l’azionario ha continuato la sua corsa.

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