Report lavoro crea un gran scompiglio nei mercati

5 ottobre 2018, di Daniele Chicca

Disoccupazione ai minimi di quasi 50 anni, posti di lavoro creati decisamente sotto le attese, salari in linea. Il report occupazionale Usa di settembre non poteva essere più contrastante e il mercato non sa come reagire ai dati pubblicati dal governo.

Prima il Nasdaq ha raggiunto i massimi del preborsa facendo un bel balzo in avanti ma poi è sceso ai minimi di giornata. Intanto l’indice della volatilità del VIX ha subito un mini flash crash (vedi grafico sotto riportato).

Il sentiment all’apparenza schizofrenico di mercato è facilmente spiegabile: dati interpretati come inferiori alle attese vogliono anche dire che la Fed non avrà troppa fretta a normalizzare le politiche monetarie e imporre nuove strette del costo del denaro.

Viceversa il fatto che negli ultimi tre mesi l’andamento sia nel complesso da considerare positivo e che le buste paga diano improvvisamente segni di vita, implica che l’inflazione salariale potrebbe iniziare a preoccupare la banca centrale.

Secondo il Senior Global Market Strategist di BNY Mellon Marvin Loh i dati sono la conferma che la strategia di rialzo dei tassi di interesse della Fed è corretta. La sorpresa in negativo dei posti di lavoro creati è stata controbilanciata dalla revisioni in rialzo dei mesi precedenti e va tenuto conto dell’impatto dell’Uragano Florence.

Lato tasso di disoccupazione, la banca centrale si aspetta ulteriori cali nei prossimi trimestri. I salari rimangono tutto sommato contenuti, in realtà, avendo registrato un rialzo di appena 10 punti base nel 2018 nonostante i due milioni di posti creati in più e la disoccupazione ai minimi dal 1969.

La prima notifica uscita – la creazione di 134 mila posti di lavoro, meno del previsto – è stata quindi letta positivamente dal mercato. Le revisioni comunicate successivamente hanno però evidenziato come le cifre in realtà siano nel complesso in linea con la media a tre mesi. Anzi, i risultati sono persino un po’ più buoni del previsto se visti sotto quest’ottica.

Seza contare che la percentuale di americani senza un impiego è scesa ai minimi dal 1969. Dev’essere per questo che il mercato azionario ha iniziato a calare bruscamente e i rendimenti dei Bond sono invece schizzati nuovamente al rialzo. Il titolo a cinque anni, ad esempio, scambia su livelli molto elevati, del 3%.

Ma sono tutti i Treasuries Usa, probabilmente la classe di attivi scambiati sul mercato più sotto osservazione di tutte dopo l’impennata dei rendimenti sopra soglie psicologiche chiave, a estendere i cali subiti nelle ultime sedute, con i rendimenti decennali che si issano sopra il 3,23%.

Andando a esaminare i dati nello specifico, nel mese di settembre il mercato si attendeva che gli Stati Uniti avessero creato 185 mila stimati dopo i 270 mila del mese precedente. Il tasso di disoccupazione ha invece fatto meglio del previsto, scendendo al 3,7% dal 3,9% di agosto. Le stime erano per un dato del 3,8%. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è rimasto invariato al 62,7%.

I salari orari medi, forse la voce del report governativo osservata più attentamente da mercati per via delle sue implicazioni sull’inflazione salariale, hanno mostrato un incremento dello 0,3%, in linea con le stime e con il risultato di agosto (che è stato ritoccato in ribasso da +0,4%).

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