Renzi: “Guardiamo avanti”. E nei sondaggi vola il M5S

13 marzo 2017, di Alessandra Caparello

TORINO (WSI) – Si è conclusa la tre giorni torinese, Lingotto ’17, la convention del partito democratico che ha segnato il ritorno in pista dell’ex premier Matteo Renzi. Circa 5mila persone hanno partecipato all’ultima giornata, ieri nella città della Mole, assistendo a vari interventi, dall’eurodeputata Cecile Kyenge al ministro dei trasporti Graziano Delrio al ministro dell’istruzione Valeria Fedeli.

Ma l’intervento che ha acceso gli animi della platea è stato quello della leader radicale Emma Bonino che in veste di ospite ha dato un sonoro schiaffo a tutte le forze politiche, Pd compreso. Il suo intervento è stato tutto incentrato sull’immigrazione e la necessità di lavorare su un’integrazione ordinata e attacca il partito:

I rapporti con i segretari del Pd non sono mai stati idilliaci e forse dovremmo porci qualche domanda (…) vi abbiamo rincorsi ovunque, ma alla fine mi sono sentita una questuante molesta e ho smesso (…) Non tutto vi piacerà di quello che ho da dire. Da Forza Italia a Cinque Stelle, nessuno è stato immune da inchieste sulle irregolarità delle firme. Forse è il momento di passare alla firma digitale.

Il discorso della Bonino è centrato sulla necessità di integrare gli immigrati, anche quell’esercito di 500mila persone irregolari che si sono accumulate negli anni nel nostro paese e cita Nelson Mandela:

“Se ci sono moscerini nello stagno, non serve il fucile, occorre bonificare lo stagno, quindi ricreare un percorso legale di integrazione, prosciugare gli stereotipi e i pregiudizi”.

Poi a salire sul palco è stato l’ex segretario Matteo Renzi che ha parlato a ruota libera augurando buon lavoro ai suoi avversarti, Orlando ed Emiliano e lanciando stoccate ai Cinque Stelle.

Nessun accenno all’inchiesta Consip in cui sono coinvolti il padre e il ministro Lotti, ma Renzi si è semplicemente trincerato dietro un attacco ai pentastellati sul tema giustizia in riferimento soprattutto al caso Raggi.

“Noi siamo dalla parte della giustizia che qualcuno, anche nel nostro campo, ha confuso con il giustizialismo. Non si può essere garantisti a giorni alterni”.

Renzi parla ai giovani, soprattutto, la nuova linfa del partito ma non disconosce l’importanza e il ruolo degli anziani del partito.

“Non vogliamo un partito di correnti e caminetti, c’è bisogno di più leader non di meno leader. Quello senza leadership è un modello sbagliato. Abbiamo bisogno di idee, specialmente dei quarantenni. C’è una generazione nuova, quella dei millenials, piena di valori, che non siamo riusciti a prendere. Mettiamoli alla prova. Ascoltiamoli. Ci rottameranno? Pazienza (ndr: gli anziani) sono il nostro riferimento più forte a livello elettorale e abbiamo bisogno di loro. Re-innamorarsi della politica anche quando si ha una certa età è una cosa bella”.

Ma Renzi nel suo discorso riconosce soprattutto che il paese è arrabbiato per far passare questa arrabbiatura occorre riscoprire la comunità.

“Noi non siamo rassegnati a tornare indietro. Rivendichiamo il futuro, diciamo agli italiani che lo spazio per il cambiamento è qui e ora. Ma che al tempo stesso non c’è il noi senza l’io”.

La sfida di Renzi è aperta: primo ostacolo vincere le primarie il 30 aprile contro l’attuale guardasigilli Andrea Orlando e il governatore della Puglia Michele Emiliano. Se l’impresa dovesse andare in porto, lo step successivo è vincere le elezioni politiche, forse a febbraio del 2018 o più tardi. Ma la principale sfida per il Pd è superare il Movimento Cinque Stelle che ha superato il partito di Renzi nei sondaggi, andando al 28,5% contro il 27,5%.

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