Regole e numeri “incerti” frenano la ripresa (quando la moneta diventa negativa)

21 aprile 2017, di Alberto Branchetti

L’economia di ogni Paese  si basa su due pilastri: prelievo della ricchezza prodotta dai cittadini tramite imposte/tasse; reimmissione nel sistema economico di una parte del “prelievo effettuato”.

Imposte e tasse che il cittadino deve pagare  in ogni momento della sua vita per tutti gli acquisti di beni/servizi. In particolare l’IVA che incide sul prezzo di ogni “tipologia di bene” (dall’alimentazione al vestiario,  ai medicinali fino ad arrivare ai beni di lusso), “drena” mediamente 1/5 della ricchezza netta guadagnata con il lavoro.

La moneta che lo stato preleva dai cittadini in parte è impiegata per il “funzionamento” della  “macchina” Pubblica (servizi e  infrastrutture),  la parte “residuale” viene re-immessa nel sistema economico.

Questo “sistema imperfetto”  ha generato “storture” quali povertà, disoccupazione, impoverimento di interi  “ceti” sociali.

Tali “storture” non essendo diffuse in ogni Paese, dell’area euro, nella stessa misura e nello stesso modo, non possono essere  “giustificate”. I “meccanismi economici di intervento” sono diversi da Paese a Paese, i risultati sono quindi positivi o negativi e comunque tutti oggettivamente misurabili.

Ad ogni decisione/azione dei Governi nel “campo economico” corrisponde un diverso livello di vita dei cittadini. Questo “sistema” non funziona perché a “fattori certi” si contrappongono “fattori  incerti”.

Usando “formule incerte” per progettare l’immissione nel sistema economico-sociale di moneta/ricchezza  il risultato sarà imprevedibile e incerto.

“L’impossibilità per i cittadini (dipendenti, imprenditori, giovani o pensionati) di conoscere come verrà “immessa” la moneta/ricchezza nel sistema economico genera incertezze psicologiche profonde” che incidono direttamente su comportamenti/decisioni che quotidianamente sono  chiamati a  prendere.

I cittadini non hanno mai la certezza delle necessità di moneta dello Stato, mentre lo Stato ha la certezza della “moneta” che ogni anno incassa: Anche questo è fonte di “insicurezza sociale diffusa”.

  • Chi saprebbe affermare se il prossimo anno rimarranno invariate imposte e tasse? Nessuno.
  • Chi potrebbe rispondere alla domanda “come lo Stato immetterà moneta nel sistema economico a  breve termine? Ovvio nessuno.

La certezza che lo Stato possa  “prelevare ricchezza” ai cittadin,i se lo ritiene necessario in qualsiasi modo e tempo, comporta forti “distorsioni” socio-economiche.

Per creare condizioni di prosperità servono numeri certi

Invece, con la certezza scientifico/matematica sia del prelievo che dell’impiego della moneta, l’economia reale e i “rapporti di forza” cittadino/istituzioni certamente sarebbero migliori, creando un “clima” utile per lo sviluppo economico.

Certe volte le “forzature” da parte dello Stato sui cittadini di prelevare ricchezza/denaro in nome di “necessità incomprensibili e difficilmente giustificabili” non vengono del tutto comprese e creano tensioni e contrapposizioni sociali.

Oggi, sarebbe opportuno che il “mondo politico” modificasse il modo di conoscere/acquisire dati economico-sociali (scientificamente certi) e  le forme di analisi, provvedendo a progettare nuovi “meccanismi” di impiego della ricchezza prodotta dal lavoro.

Le “scienze economiche” possono  aiutare anche la politica a fare innovazione, prevedendo in modo scientifico i risultati economico-sociali delle decisioni intraprese.

Non possono essere utilizzate “vecchie formule” per risolvere i nuovi  problemi. Dovremmo cercare di  “cambiare prospettiva” in tutte le fasi di programmazione economica, (analisi dati, decisioni e azioni concrete), creando più “certezze”.

A “formule e numeri certi” corrispondono favorevoli condizioni economico-sociali dei cittadini e un futuro migliore per le nuove generazioni.

Hai dimenticato la password?