“Referendum stupidi. Saranno i britannici stessi a dire NO a Brexit”

17 febbraio 2017, di Laura Naka Antonelli

I britannici cambieranno idea e costringeranno il primo ministro Theresa May ad agire per garantire la permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. E’ quanto ritiene il parlamentare laburista ed ex segretario ai beni culturali Ben Bradshaw.

In un’intervista rilasciata a John Stanley di Business Insider Deutschland, Bradshaw ha affermato che alla fine la Brexit non si farà, in quanto la premier May non riuscirà a far accettare le sue condizioni nel corso delle trattative con Bruxelles.

“Se Theresa May non riuscirà a far approvare le sue condizioni nei negoziati per l’uscita (dall’Ue), i britannici si renderanno conto della realtà della Brexit. A quel punto ci saranno due possibilità: o il governo lascerà il Regno Unito cadere nel burrone, oppure farà un passo indietro”.

Secondo il parlamentare, l’ultima parola l’avranno i cittadini.

“Se dovessi fare una previsione su come andranno le cose nei prossimi anni, scommetterei sul fatto che i britannici cambieranno idea. Al momento non sembra che ciò sia avvenuto, ma fino a quando questa possibilità esisterà, farò tutto il possibile in questo senso, e non mi arrenderò (..). Nel momento in cui si capiranno le conseguenze delle scelte di May, i contrari alla Brexit torneranno ad avere più peso. Ora, chiunque critichi il governo viene trattato come un traditore, e non c’è quasi più neanche una parvenza di dibattito. Ma la situazione cambierà, quando la gente inizierà a capire cosa le sta per capitare”.

Bradshaw ha ammesso di non aver “mai avuto una grande opinione sui referendum”, che ha definito tra l’altro “stupidi”. In passato aveva detto che la decisione dell’ex premier David Cameron di lanciare un referendum sull’appartenenza all’Ue “lo avrebbe reso il peggior primo ministro della storia del nostro paese”.

La Brexit rimane una grande incognita, nonostante il voto espresso dai cittadini. La premier May dovrebbe attivare l’Articolo 50 prima della fine di marzo, per dare il via ufficialmente al periodo di due anni di trattative, necessario per concretizzare l’addio del Regno Unito all’Ue.

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