Referendum, Natixis vede rischio di “crisi sistemica”

1 dicembre 2016, di Daniele Chicca

Gli economisti di Natixis hanno individuato tre scenari possibili in caso di vittoria dei No – ipotesi più probabile – al referendum costituzionale del 4 dicembre. Uno di questi, quello che prevede la formazione di un governo tecnico, viene giudicato “sconsigliabile” visti i precedenti del governo Monti.

L’altro è invece quello da augurarsi, ovvero che Matteo Renzi rimanga premier ma a capo di una coalizione diversa. “In queso caso ci sarebbe una crisi simile a quelle già viste tante volte in Italia, con effetti limitati”. Nel nostro paese dalla nascita della Repubblica si sono alternati ben 27 primi ministri diversi.

Ma lo scenario che fa più paura di tutti al Chief Economist di Natixis, Philippe Waechter, è quello in cui Renzi non riuscirà a formare un nuovo governo. In questo caso sarebbero guai per il sistema bancario e si aprirebbe una “crisi sistemica“.

Lo scenario viene definito da Waetcher quello più rischioso, “soprattutto in un momento in cui le banche stanno cercando di raccogliere capitali sul mercato per recuperare margini di manovra. La crisi politica allora sarà persistente e in grado creare distorsioni. La difficoltà delle banche italiane a ricapitalizzarsi potrebbe accelerare il processo di consolidamento del sistema bancario italiano”.

In discussione permanenza Italia in Eurozona

A livello politico si aprirebbe una situazione di instabilità e “i partiti estremisti avrebbero più forza e mettere in forte discussione il posizionamento dell’Italia nell’area euro. Ci sarebbero quindi tutti gli ingredienti di una crisi sistemica: la debole crescita dell’economia italiana, lo squilibrio della situazione finanziaria e la posizione negativa sul Target 2 possono alimentare le fuoriuscite di capitali. Se l’idea di far uscire l’Italia dall’area euro dovesse accentuarsi, la situazione diventerebbe complicata e potrebbe sfociare in una crisi sistemica, minacciando l’equilibrio istituzionale in seno all’area euro.

Gli ultimi dati sui pagamenti effettuati dalle banche commerciali e quelle centrali dell’area euro (Target 2) mostrano proprio come una fuga dei capitali dal nostro paese sia in atto da mesi: a ottobre per l’ottavo mese di fila i capitali usciti dall’Italia sono stati maggiori a quelli in entrata, sintomo dell’incertezza e mancanza di fiducia nella terza economia dell’Eurozona a ridosso dell’appuntamento con il referendum costituzionale.

In tutti i casi, c’è da aspettarsi la messa a punto di uno scudo da parte della Bce, che “dovrà impegnarsi fortemente per stabilizzare i mercati. La ricetta che aveva funzionato nel 2012 per mettere fine alla crisi dei debiti sovrani non sarà più sufficiente e occorrerà un impegno ancora più forte nel caso di rischio sistemico“.

Philippe Waechter (chief economist di Natixis) prevede tre scenari possibili in caso di vittoria dei No al referendum

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