Reddito universale pagato con i proventi del casinò

14 novembre 2017, di Alessandra Caparello

Spencer McCoy è il direttore generale del Cherokee Boys Club, un’organizzazione non profit che fornisce assistenza diurna, cure di affido e altri servizi alla comunità grazie ai proventi derivanti dal casinò.

Qualche mese prima che nascesse Spencer, la tribù degli Indiani Cherokee aveva aperto un casinò vicino alla casa del giovane McCoy e ha promesso a tutti i membri della tribù, i proventi paritari delle vincite. Una piccola somma iniziale – che permise alla famiglia di andare in vacanza – ma poi lo stesso Spencer arrivò al casinò e le cose cambiarono in grande. Gli assegni elargiti ai membri della tribù permisero di pagare auto e altre spese familiari. ll reddito del casinò cresceva tanto che nel 2016, ogni membro tribale ha ricevuto circa 12.000 dollari. I figli di McCoy, e tutti i bambini della comunità, hanno accumulato pagamenti dal giorno in cui sono nati. La tribù mette da parte i soldi e li investe. Il denaro del casinò ha permesso a Spencer di sostenere la sua famiglia, ma il denaro che i suoi figli riceveranno è potenzialmente in grado di alterare la loro vita su scala diversa.

Questi esborsi di cassa incondizionati sono effettuati da membri della tribù e assumono nomi diversi. Ufficialmente, sono chiamati “pagamenti pro capite”, ma i figli di McCoy li chiamano “soldi grandi”. Qualcuno nella  Silicon Valley potrebbe chiamarlo in un altro modo, ossia reddito di base universale.

La tribù degli indiani Cherokee non è l’unico gruppo i cui membri ottengono denaro contante incondizionatamente. Anche il Fondo permanente dell’Alaska ha donato 1.000-2.000 dollari all’anno ai suoi cittadini per decenni, e altre tribù dei nativi americani hanno anche diviso le entrate del casinò. Ma l’esempio di Cherokee è tra i più studiati. L’idea non è esattamente nuova – Thomas Paine ha proposto una forma di reddito di base già nel 1797 – ma nel caso di Cherokee, a parte la Previdenza sociale e l’assistenza sanitaria, la maggior parte dei pagamenti pubblici si basano sulle esigenze individuali piuttosto che sulla semplice cittadinanza.

Ultimamente i leader della tecnologia, tra cui i fondatori di Facebook Mark Zuckerberg e Chris Hughes, Elon Musk di Tesla, hanno iniziato a portare avanti l’idea del reddito base come potenziale soluzione all’ansia economica generata dall’automazione e dalla globalizzazione.

All’indomani dell’elezione di Donald Trump sono cresciute le domande su come sostenere la cosiddetta classe operaia. Anche i politici si sono interessati al tema. Nel suo nuovo libro, What Happened, Hillary Clinton scrive che ha preso in considerazione l’introduzione di una politica di base del reddito durante la sua campagna 2016. Nel mese di settembre, il congressista della Silicon Valley Ro Khanna ha presentato un disegno di legge che chiedeva un espansione di 1,4 trilioni di dollari del credito d’imposta sul reddito, che avrebbe effettivamente creato un piccolo reddito di base per i lavoratori a basso reddito attraverso crediti d’imposta. E il sindaco di Stockton, California, ha recentemente annunciato che a partire dall’agosto 2018, la città ha in programma di dare ad alcuni dei suoi 300.000 cittadini 500 dollari al mese. Che il vento stia cambiando?

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