RBC: la domanda da $1000 miliardi che clienti si fanno

15 febbraio 2017, di Daniele Chicca

La domanda è da mille miliardi di dollari e continua ad assillare le menti degli investitori. E’ stata Rbs a rivelare qual è oggi come oggi la prima preoccupazione della sua clientela in merito alle ultime oscillazioni di prezzo sui mercati: che la reflazione si trasformi in realtà in stagflazione. 

Per dare una risposta conviene guardare al contesto economico cinese (“tutto inizia da li'”) e a quello dei mercati finanziari globali. L’iniezione di denaro fresco e le attività creditizie sempre piu’ sostenute in Cina finiranno per trainare al rialzo i prezzi al consumo nel mondo, secondo il cross-asset head di RBC Capital Markets, Charlie McElligott.

Le scommesse short sulla valuta cinese non stanno affatto pagando per chi ha aperto posizioni ribassiste l’anno scorso. I dati economici sono sorprendentemente positivi in Cina, mentre l’inflazione si sta surriscaldando e la bolla del credito si sta gonfiando.

I dati sull’indice Pmi dei servizi e del settore manifatturiero sono buoni a inizio anno e l’inflazione è salita ai massimi di 5 anni e mezzo (6,9% il dato su base annuale). I nuovi prestiti a un mese concessi dalla banca centrale hanno raggiunto la seconda quota piu’ alta di sempre e i finanziamenti aggregati (utili per misurare la mole della bolla creditizia) hanno toccato un nuovo record.

Yuan piu’ forte altererà scenario macro

L’impressione è che chi ha scommesso su un indebolimento della valuta cinese sta perdendo molti soldi dopo che sono stati pubblicati i numeri sopra citati, decisamente piu’ alti delle aspettative. Mentre non è un segreto che la Cina abbia un problema con il boom dei debiti di famiglie e privati, era difficile prevedere cifre cosi’ alte per economia e inflazione.

Ora uno yuan piu’ caro potrebbe alterare completamente lo scenario macro attuale, rappresentando tutt’un’altra chiave di lettura al concetto di “reflazione globale” in atto.  In puro senso macro economico, l’inflazione in Cina avrà un impatto sulla catena produttiva mondiale. E’ come se Pechino stesse esportando l’inflazione e non la deflazione come in molti anticipavano che sarebbe avvenuto nel 2017, a giudicare dalle tante puntate al ribasso sullo yuan.

A livello micro economico, un yuan in rafforzamento tenderebbe a schiacciare al ribasso il dollaro americano. Per questo motivo e visti i rapporti commerciali stretti tra Cina e Giappone e non solo tra Cina e Stati Uniti, uno yuan forte è legato a uno yen debole (in un rapporto del 57% circa), a tassi dei Treasuries Usa piu’ bassi (correlazione del 40%) e a un oro in salita  (40%).

Sul breve termine il rapporto tra un dollaro piu’ debole e uno yuan in rafforzamento con i tassi di interesse Usa in fase calante puo’ tenere. Ma sul lungo termine la crisi del credito in Cina si riverserà inevitabilmente, secondo l’analisi di Rbs, sull’inflazione mondiale spingendo i tassi Usa in rialzo.

La domanda da mille miliardi di dollari che oggi i clienti di Rbs e probabilmente di tante altre banche si fanno è: quando questo sentimento secondo cui l’inflazione in progressivo rialzo è una buona cosa si trasforma in “se non è accompagnata da una crescita economica l’inflazione rischia di tramutarsi in stagflazione”. Il passo è breve.

Dev’essere questo il motivo per cui stiamo assistendo a una corsa dell’azionario sulla base di una attesa fase di reflazione, mentre nel mondo del reddito fisso non si sono ancora viste conseguenze particolari di questo scenario dato ormai per scontato dagli investitori.

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