Quota 100 e reddito di cittadinanza: come cambiano con deficit al 2,04%

13 dicembre 2018, di Alessandra Caparello

Dal 2,4% del rapporto tra deficit e Pil previsto con la Legge di bilancio nel 2019, il governo italiano abbassa le pretese di “espansionismo fiscale” e accetta di scendere al 2,04%, con la speranza di incassare così l’ok della Commissione Ue.

“Abbiamo anticipato la nostra proposta a Bruxelles. Abbiamo illustrato la nostra proposta che mi consente di dire che non tradiamo affatto la fiducia degli italiani, rispettiamo gli impegni presi in particolare sulle riforme che hanno maggiore impatto sociale”.

Così il premier Giuseppe Conte al termine dell’incontro con Juncker ieri spiegando che le misure centrali della manovra, quota 100 e reddito di cittadinanza, restano.

Confidiamo di portare a casa una soluzione positiva con l’Ue. Reddito di cittadinanza e quota 100 partiranno nei tempi previsti. Calerà il deficit strutturale e la crescita sarà superiore alle nostre attese. La nostra proposta ci consente di dire che non tradiamo la fiducia degli italiani e che rispettiamogli impegni presi con le misure che hanno maggiore impatto come quota 100 e reddito di cittadinanza”.

Così il premier, ma a conti fatti abbassando l’asticella del deficit per arrivare al saldo del 2,04% su quelle misure si dovrà pur intervenire. Come scrive La Stampa la spesa per quota 100, secondo i nuovi numeri portati da Conte a Juncker, scenderà da 6,7 a 4,7 mld con finestre di uscita dal lavoro che potrebbero raddoppiare a sei.  Così chi avrà raggiunto 62 anni di età e 38 di contributi entro il 31 dicembre 2018 potrà andare in pensione il 1° aprile del 2019, appena trascorsa la finestra trimestrale.

Per i lavoratori pubblici che abbiano raggiunto i requisiti entro marzo 2019 la prima finestra sarà il 1° ottobre. E sul reddito di cittadinanza dovrà esserci per forza di cosa una stretta sui requisiti o un rinvio.

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