Quanto bisogna temere crisi del debito italiano?

6 settembre 2018, di Daniele Chicca

Un rialzo dei tassi di interesse non scatenerà una crisi del debito in Italia sono se si verificheranno due condizioni: la prima, che il costo del denaro rispecchi una ripresa dell’economia; la seconda, che il governo sia pronto a collaborare con le autorità europee, con l’ESM (European Stability Mechanism) e con la Bce, per poter gestire l’eventuale perdita di fiducia del mercato nelle capacità creditizie della terza economia dell’area euro.

Per il momento, nessuna delle due condizioni stabilite dieci mesi fa in un’analisi del Peterson Institute for International Economist sembra che verrà rispettata. A sottolinearlo è Olivier Blanchard, ex economista dell’FMI che ora lavora per il think tank, che ha pubblicato un articolo sul sito dell’Istituto che porta anche la firma di Silvia Merler (Johns Hopkins School of Advanced International Studies, Bruegel) e Jeromin Zettelmeyer (sempre del PIIE).

La coalizione di governo formata da due forze populiste ed euroscettiche ha prodotto un esecutivo che non sembra molto collaborativo e i tassi di interessi hanno ricominciato a salire dal giorno dell’insediamento a fine maggio. Questo non significa che una crisi sia imminente e molto dipenderà da quanto espansiva al punto di vista fiscale sarà la legge di bilancio autunnale, che va presentata al parlamento entro il 27 settembre e all’UE entro il 15 ottobre.

Le indiscrezioni secondo cui la manovra dovrebbe uscire ridimensionata, anzi decimata, nella sua prima versione (da 100 a 10 miliardi) hanno rassicurato in qualche modo gli investitori nel debito italiano, per lo meno sul secondario, dove lo Spread di rendimento tra Btp e Bund decennali ieri si è riportato sotto i 250 punti base. Nei giorni precedenti era salito anche ai massimi dal 2013, agitando lo spauracchio di una crisi del debito nel cuore d’Europa.

“In caso di scoppio di una crisi del genere, la coalizione di governo potrebbe decidere di posticipare la parte più espansiva del suo piano di riforme. Oppure potrebbe sfidare le autorità europee e italiane, nella forma del presidente della Repubblica, rischiando di perdere la maggioranza al Senato”.

Il governo potrebbe pure sfaldarsi, dicono dal PIIE, perché uno dei due partner della coalizione non vorrà correre rischi e vorrebbe assicurare la stabilità del paese. Se uno di questi scenari si materializza, l’appartenenza dell’Italia all’Eurozona sarà salvaguardata e “una catastrofe europea evitata”. Ma “i costi sarebbero alti, sia politici che in termine di coesione sociale, sia per l’Italia sia per l’Europa”.

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