QUANTI PROBLEMI SENZA SOLUZIONI

10 luglio 2007, di Redazione Wall Street Italia

*Guido Rivolta e’ condirettore di Finanza&Mercati. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
L’innesto al vertice della Consob di forze fresche e market oriented si è riflesso nell’ultima relazione (nel senso della più recente, ma forse anche della conclusiva, poiché il mandato scade nella prossima primavera) di Lamberto Cardia al mercato finanziario. Minuziosa nell’elenco dei problemi irrisolti, dei conflitti, delle insufficienze normative. A tratti adeguata a quella che dovrebbe essere la finalità dell’Authority, ovvero la tutela del risparmio, come quando il presidente ha messo
in guardia
da questa congiuntura dei mercati.

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Ma alla fine, come
spesso è capitato in passato
e non solo a Cardia, l’elenco dei
problemi ha fatto premio sulle
proposte di soluzioni, che dovrebbero
invece essere il contributo
fattivo di un’Authority, il suo
«messaggio» alle istituzioni e ai
cittadini. A maggior ragione perché
ci sono emergenze dei mercati
e del risparmio che richiedono
risposte immediate ed efficaci.
E vorremmo indicarne tre.

La prima è l’attacco nei confronti
della trasparenza degli assetti
proprietari, reso possibile
dall’evoluzione degli strumenti
finanziari e degli assetti istituzionali.
L’enorme sviluppo degli
equity swap e dei contract for
difference, le scalate sempre più
frequenti da parte di private
equity (di cui si sa nome e cognome,
certo, ma nulla sull’identità
della loro clientela), la fine dell’obbligo di concentrazione degli scambi sancita dalla Mifid: tutto concorre a rendere opaco il market for control delle società quotate, con conseguenze imprevedibili ma di sicuro sfavorevoli per la platea degli investitori. Tra l’altro ciò avviene in un contesto – di per sé positivo – di società sempre più contendibili, come ha confermato l’ultima relazione della Consob.

La seconda emergenza è la distruzione
di risparmio che si realizza
attraverso una serie di prodotti
finanziari sempre più diffusi
tra la clientela retail: è il caso delle
obbligazioni bancarie che hanno
rendimenti inferiori ai titoli di
Stato, per non parlare dei prodotti
strutturati. Non siamo, evidentemente,
di fronte a scandali paragonabili
ai bond Cirio e Parmalat.
Ma si tratta dell’ennesimo
trovata per mettere le mani nelle
tasche dei cittadini, profittando
della scarsa cultura finanziaria,
denunciata dallo stesso Cardia.

Quello che invece non riesce a
passare, nella cultura delle istituzioni,
è che l’Italia è una specie di
salvadanaio: abbiamo un terzo
delle attività finanziarie dell’area
euro, anche se la nostra incidenza
sul pil di Eurolandia è inferiore
al 20 per cento. Il risparmio è
la sola «commodity» che abbonda
e va, perciò, premurosamente tutelata.
Sarebbe allora sufficiente
che venisse vietata la vendita di
tutti i prodotti inferiori a un certo
benchmark, come sono i titoli
risk free. E nessuno meglio della
Consob potrebbe occuparsene.

Infine. Si può discettare ancora
di doppio binario sanzionatorio e
di proficua collaborazione con le
Procure, quando la miglior garanzia
d’impunità dei reati finanziari
sono proprio i tempi biblici delle
istruttorie? La vigilanza finanziaria
è un’attività che ha senso solo
in real time e questo Cardia dovrebbe
reclamare, come procedure
e comemezzi. Altrimenti, insieme
alla Borsa di Londra, converrà
fondersi anche con la Fsa.

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