Fondi comuni perdono quota. Ma entro 2025 raddoppiano masse

31 ottobre 2017, di Pieremilio Gadda

Le masse gestite a livello globale sono destinate a raddoppiare entro il 2025, raggiungendo i 145,4 trilioni di dollari, in espansione del 6,2% l’anno rispetto ai valori del 2016. Nei prossimi anni, però, si assisterà a una drastica perdita di rilevanza dei fondi comuni a favore degli strumenti passivi e alternativi, che costringerà l’industria dell’asset & wealth management a riposizionarsi. È quanto emerge dalla ricerca “Asset & Wealth Management Revolution”, appena pubblicata da PwC. Secondo gli analisti della società di consulenza, anche il patrimonio investito in fondi a gestione attiva salirà, passando da 60,6 a 87,6 trilioni di dollari. La loro quota di mercato a livello globale, tuttavia, è vista in rapida discesa, dal 71% degli asse in gestione registrato nel 2016 al 60% previsto entro il 2025.

Parallelamente, i gestori passivi cresceranno, aggiudicandosi un quarto della torta complessiva (oggi è il 17%): equivale a un aumento degli asset da 14,2 a 36,6 trilioni. Nello stesso periodo, anche gli alternativi guadagneranno peso, dal 12 al 15%, arrivando a superare i 21 trilioni di dollari in gestione.

Vincitori e vinti

Nel complesso, l’industria del risparmio gestito potrà avvantaggiarsi dalla notevole crescita degli attivi. Ma ci saranno inevitabilmente vincitori e vinti.

“Il settore sarà molto diverso tra cinque o dieci anni – prevede Elisabetta Caldirola, responsabile PwC per l’Italia del settore Asset & Wealth Management-. Le teorie di Darwin insegnano che non saranno solo i più grandi a vincere ma anche quelli che sapranno adattarsi meglio ai cambiamenti. La forte competizione e la fine delle nicchie locali costringerà i perdenti all’uscita dal mercato. Ci aspettiamo meno aziende con molti più asset in gestione, più efficienti, più digitali e con una significativa riduzione dei costi dei prodotti e dei prezzi dei servizi erogati”.

In Europa l’arrivo di Mifid2, la disciplina che estende e approfondisce la prima direttiva sui mercati degli strumenti finanziari, imporrà una maggiore trasparenza sui costi, a partire dal gennaio del 2018. Per i risparmiatori sarà una conquista. Eserciterà pressione sul conto economico degli intermediari. E l’Italia non può fare eccezione. Secondo Mauro Panebianco, responsabile PwC per l’Italia dei servizi di Consulenza al settore Asset & Wealth Management, il tema della sostenibilità dei margini diventerà un fattore centrale nella definizione delle nuove strategie aziendali nella Penisola.

“L’inevitabile riduzione delle commissioni dei prodotti e dei servizi deve essere controbilanciata dallo sviluppo di servizi a valore aggiunto – anche con il contributo di tecnologie innovative, precisa Panebianco – ed investimenti in asset class alternative, con la ricerca e la selezione di nuove competenze supportate da nuovi modelli di organizzazione del lavoro”.

 

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