Puntò tutto sul Bitcoin: ora è 100 volte più ricco

29 agosto 2017, di Alberto Battaglia

“Nel 2013 ho venduto tutte le mie azioni e liquidato i miei risparmi per poter compare bitcoin”: è questo uno dei passaggi-chiave della storia di Alexander Bottema, programmatore svedese salito agli onori delle cronache nazionali per aver moltiplicato il suo patrimonio complessivo di 100 volte investendo nella criptovaluta per eccellenza.

All’epoca dell’investimento Bottema acquistò bitcoin quando questi valevano circa 30 dollari, un piccola frazione dei 4000 attuali. Business Insider, che ha intervistato il programmatore, ha fatto sapere che l’entità dei risparmi di cui disponeva nel 2013 non è stata rivelata (anche se Bottema ironizza: non sono “diventato miliardario, ancora”).

A questo punto, l’audace investitore è pronto a tirare i remi in barca: “Sto considerando una polizza previdenziale. Non penso di comprare ancora, dal momento che non potrò mai ottenere lo stesso ritorno sugli investimenti un’altra volta”, commenta Bottema.
Anche se questo atteggiamento sembra lo stesso del giocatore di casino soddisfatto della sua vincita, alla base della scelta del programmatore non c’è una scommessa alla cieca, ma un lucido ragionamento. Dopo le iniziali resistenze Bottema si è convinto che la tecnologia sottostante al bitcoin sarebbe stata stabile ed affidabile. A questo punto, confrontando le valutazioni della criptovaluta con l’oro, sulla base del fatto che sarebbe potuta diventare una riserva di valore immune alle svalutazioni, Bottema prefigurò il boom del bitcoin. “Il valore del mercato aureo (…) è circa di 8mila miliardi di dollari. Se si dividono per 21 milioni, che è il numero di bitcoin disponibile si ottengono 380mila dollari per bitcoin. Ho concluso su valori nel range di 50mila e 100mila dollari”. Da lì “ho scommesso tutti i miei risparmi”.

 

A guidare le valutazioni del bitcoin secondo Bottema è l’ammontare limitato della moneta a fronte di un crescente numero di utilizzi. E a chi obietta che a minacciare il bitcoin ci siano competitor che promettono servizi analoghi risponde: è come la battaglia fra Betamax e VHS (i due formati dell’era della videocassetta) Betamax era meglio, ma VHS era più grande. Per cui anche se in teoria inventassi un nuovo internet, sarebbe molto difficile farlo crescere.

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