Puigdemont bloccato in Belgio, sarà arrestato tra 45 giorni

6 novembre 2017, di Mariangela Tessa

Alla fine come promesso, Carles Puigdemont e i suoi ex ministri catalani hanno iniziato a collaborare con la giustizia belga, e ieri di primo mattino si sono consegnati alla polizia giudiziaria di Bruxelles, che li ha messi al corrente del mandato d’arresto europeo spiccato dalla Spagna nei loro confronti.

Rilasciati dopo essere stato interrogato a Bruxelles, secondo fonti stampa, l’ex presidente catalano non potrà lasciare il Belgio. Dovrà inoltre comunicare il proprio domicilio e restare a disposizione del giudice. Le stesse misure cautelari valgono anche per 4 dei suoi ex ministri, presentatisi spontaneamente ieri in commissariato.

Ma facciamo un passo indietro. Secondo quanto comunicato ieri da Gilles Dejemeppe, portavoce della Procura di Bruxelles:

Stamattina “alle 9:17” l’ex presidente catalano Carles Puigdemont e i quattro ex ministri dell’esecutivo catalano deposto “si sono presentati in un commissariato della Polizia federale belga” e “sono stati presi in custodia” ma “il giudice si è rifiutato di eseguire il mandato di arresto europeo” emesso dalla Spagna e i cinque sono stati “rilasciati con la condizionale su cauzione”.

La decisione sul mandato d’arresto che pesa sull’ex presidente catalano sarà presa “entro 24 ore” dal momento in cui “sono stati privati della libertà”, cioè entro le “9:17 di domani mattina” (oggi ndr), ha dichiarato il portavoce aggiungendo che le parti in causa potranno fare appello e la procedura potrebbe durare da 60 a 90 giorni.

Il giudice ha diverse opzioni. Prima di tutto deve decidere se emettere o no un mandato d’arresto. Se lo emette, deve poi decidere se gli accusati vanno arrestati oppure se possono aspettare da uomini liberi che la procedura prevista dal mandato d’arresto europeo sia completata. Il caso passa poi alla Camera di consiglio del Tribunale di primo grado, che deve decidere entro 15 giorni se il mandato europeo emesso dalla Spagna può essere reso esecutivo. La sua decisione può essere appellata sia dagli accusati che dalla procura stessa.

Un altro problema riguarda il fatto che le richieste di estradizione violano il trattato di Schengen sui richiedenti asilo. I leader catalani in esilio non possono ottenere un giusto processo in Spagna e come sottolinea Eurointelligence, nell’elenco dei crimini ai quali può essere applicato il mandato di arresto europeo non compare nessuno dei tre reati per cui è incriminato Puigdemont in patria (ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici). Politicamente si tratta di un “incubo” politico per il governo composto da quattro partiti e guidato dal liberale Charles Michel.

Gli ‘esuli’ catalani possono contare dunque sul sostegno di una parte rilevante del Belgio, i separatisti fiamminghi: il ministro dell’Interno Jean Jambon, nazionalista fiammingo, sollecita gli altri Stati europei e le istituzioni comunitarie a monitorare la situazione dei diritti in Spagna. Il leader del partito Bart de Wever ha confermato di recente il suo appoggio alla causa catalana, dicendo che Puigdemont è un amico e che è il benvenuto in Belgio.

 

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