PRODI: ASPETTANDO IL LANCIO DI MONETINE

31 ottobre 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Prometto solennemente ai lettori che non scriverò più: Romano Prodi sta per cadere. Quando l’ho fatto, lui si è rinforzato. Non si era mai visto nulla di simile: quest’uomo è come la torre di Pisa, pende pende e mai vien giù. Un formidabile equilibrista e non soltanto. La scorsa settimana, in un giorno solo, lui e il suo governo sono andati sotto la bellezza di sette volte – record mondiale – eppure eccoli ancora lì. Non hanno fatto una piega e continuano imperterriti a rimediare figuracce, una dietro l’altra. Uno scivolone anche ieri. Si trattava di approvare la istituzione di una commissione per approfondire la questione del G8 genovese, roba di oltre sei anni fa. La sinistra teneva in modo particolare a vararla allo scopo di dare un contentino ai no global, cioè alla propria base elettorale, e Mastella e Di Pietro, trasformandosi da nemici in alleati, hanno votato contro. Inchiesta affondata in un momento. Uno scherzo da prete dagli effetti devastanti per la coalizione. La quale però resiste a qualsiasi mazzata, sorretta dal desiderio di stare avvitata alle poltrone.

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Non è finita. Sempre ieri, il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto “pacchetto sicurezza” (contenente alcune cose buone e varie schifezze) nonostante il suffragio ostile di tre titolari di dicastero: Mussi, Ferrero e Bianchi, la cui collocazione nello schieramento è nota. Tutto ciò sarebbe più che sufficiente a stroncare il governo di ogni Paese. Non il nostro che in diciotto mesi ha collezionato una quantità impressionante di ammaccature. Prodi è inamovibile, una roccia. Se ne infischia di essere contornato da gente che si azzuffa. Se ne infischia anche dell’evidenza. La sua maggioranza non c’è più sotto il profilo politico e aritmetico? Lui va avanti lo stesso senza vergogna, senza scrupoli democratici, senza progetto.

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Sarebbe ingeneroso pigliarsela solamente con il Professore che rappresenta il peggio pur non essendo il peggiore. Anzi. Occorre dargli atto di avere – ad onta dell’aspetto mite – un temperamento di ferro. Lavora come un negro. Sopporta ogni affronto. Gattuso al suo confronto è una suora orsolina. Bisognerebbe però convincerlo che i suoi affanni sono inutili. Perché il sistema politico italiano è morto d’indegnità e di inefficienza, e va sepolto in fretta perché comincia a puzzare. Se ne sono accorti tutti i cittadini, tranne i parlamentari. La casa brucia, e onorevoli e senatori anziché spegnere le fiamme o almeno porsi in salvo litigano fra loro per contendersi le ceneri. In certi momenti si ha la sensazione siano stupidi. Più precisamente. Se li consideri singolarmente sono normali e i loro ragionamenti paiono sensati; se li giudichi in massa non hai dubbi: sono fessi. Forse obnubilati dal panico, come falene prigioniere di un lampione. Tra loro e il Paese non esiste comunicazione.

Si è creata una situazione analoga a quella del periodo pretangentopoli. All’epoca, democristiani e socialisti, socialdemocratici e liberali non avevano la percezione di quanto accadesse fuori dai palazzi del potere, e sottovalutavano la crescita della Lega e della protesta, salvo stupirsi, poi, della folla disgustata che faceva cadere una pioggia di monetine sulla testa di Craxi, il capro espiatorio, non più colpevole dei colleghi del pentapartito. Siamo destinati ad assistere al bis di quella scena orrenda. Perché la politica (il sistema) è brasata, bada esclusivamente ad autoalimentarsi e assiste attonita al proprio degrado; non una reazione, un colpo di reni, un’idea. Abbiamo il debito pubblico più alto d’Europa e i ministri finanziari vanno in giro a gloriarsi d’aver sistemato i conti dello Stato. Ma non sono capaci di tagliare le spese che opprimono il bilancio. E non ci vorrebbe niente. Basterebbe un ragionier Rossi qualunque per risolvere il problema in cinque minuti. Non servono gli economisti di fama che si intorcinano sulle cifre senza capirci una virgola. D’altronde non hanno mai azzeccato, loro, una mezza previsione, e se fossero quegli scienziati che dicono di essere sarebbero ricchi. Invece non hanno un euro e sono appiccicati alla greppia statale per tirare a campare. Ma arriverà il castigamatti. E allora questi politici miserelli, cui ballano i cerchioni, saranno costretti a fuggire inseguiti dalla folla. Peccato non si usino più i forconi.

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