Procedura di infrazione contro governo: date chiave e spettro Italexit

9 novembre 2018, di Alberto Battaglia

“Ci faremo un tatuaggio per spiegare che non vogliamo lasciare l’euro” aveva detto alcuni giorni fa il vicepremier, Luigi Di Maio. Eppure i mercati continuano a evidenziare un rischio di ridenominazione, ovvero di uscita dall’euro, specifico per l’Italia. Lo stesso governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in occasione della giornata del risparmio lo aveva evidenziato. Lo dimostrava un grafico raffigurante spread in crescita fra i Cds i grado di coprire dal rischio di ridenominazione e quelli sprovvisti di tale garanzia (più alto è il valore della la prima tipologia, più è elevata la propensione degli investitori a tutelarsi dall’evento di un’uscita).

Queste, fin qui, le premesse. In prospettiva, resta determinante capire se avverrà una pacificazione fra la Commissione Ue e il governo italiano sulla manovra. Roma ha rivendicato per sé la necessità di concedere una deroga, facendo leva sul fatto che altri Paesi membri, come la Francia, hanno potuto godere, in passato, di “eccezioni” sul tetto al deficit, pur trovandosi al di sopra della soglia del 60% nel rapporto debito/Pil. Se, però, prevarrà il muro contro muro, è opinione assai condivisa che le violazioni di Roma verranno punite con una procedura d’infrazione, con la possibilità di attivare per la prima volta le sanzioni.

Al di là del peso economico che quest’ultime potrebbero avere sulle casse pubbliche (la sanzione può essere al massimo dello 0,5% del Pil) la collisione fra Roma e Bruxelles potrebbe condurre a una grave crisi di fiducia. In questo caso lo spread arriverebbe al di sopra della soglia di sicurezza. I benefici di una manovra più espansiva, così, potrebbero essere erosi da eventuali crisi bancarie e maggiori costi sul debito di nuova emissione – soldi che vengono sottratti ad altre voci di spesa per finire in mano ai creditori dello stato. In questo contesto, potrebbe giungere il declassamento delle agenzie di rating, a complicare ulteriormente le cose.

Il calendario

Per capire la piega che prenderanno questi negoziati sarà utile segnare sul calendario i prossimi appuntamenti chiave fra Ue e Italia.

  • 13 novembre. In seguito alla bocciatura ufficiale di Bruxelles, del 23 ottobre, Roma dispone di 3 settimane per preparare le modifiche alla manovra. La scadenza del termine è dunque al 13 novembre.
  • 2 dicembre. Si riunisce l’Eurogruppo, che vede al tavolo tutti i ministri delle Finanze dell’Eurozona.
  • 4 dicembre. Tre settimane dopo l’invio della nuova manovra, la Commissione Ue ha tre settimane per esprimere un parere: se l’Italia userà tutti i giorni a sua disposizione la risposta di Bruxelles arriverà entro il 4 dicembre.
  • 13 dicembre. Consiglio direttivo Bce: in quest’occasione potrebbero arrivare nuovi dettagli sulla fase di uscita del programma di acquisti, in particolare in merito ai reinvestimenti dei titoli in scadenza. Una riduzione del bilancio Bce più dolce sarebbe d’aiuto per i rendimenti dei bond periferici, che senza l’ombrello di Draghi sono destinati a subire spread più elevati.
  • 14 dicembre: Summit dei leader europei di fine anno. Se il compromesso sulla politica economica italiana sino ad allora non dovesse essere trovato, potrebbe esserci una nuova occasione per mediare.

Nel caso in cui il governo dovesse insistere nel proposito di stimolare l’economia attraverso un deficit che, però, è incompatibile con le regole Ue, la decisione di avviare la procedura d’infrazione diverrebbe effettiva non prima dell’aprile 2019. Pertanto, in vista delle elezioni europee, non è da escludere che il governo manterrà una linea dura pur di dimostrare in vista delle elezioni di essere pronto a sfidare l’Europa fino in fondo.

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