Previsioni 2018 a confronto

2 gennaio 2018, di Francesco Melillo

Le previsioni sui mercati finanziari per il 2018, come ogni anno si affollano.

Ma come ogni anno è sempre difficile fare previsioni sull’andamento delle asset class che caratterizzano le scelte di portafoglio.

Di seguito un tentativo di riportare alcune delle previsioni ricavate dalle principali analisi.

AllianzGI: da monitorare l’inflazione per le influenze sul potere d’acquisto delle famiglie, rischio azioni USA con valutazioni elevate, basso il rischio Italia.

Amundi: contesto macroeconomico caratterizzato da minore liquidità, rendimenti ridotti ed elevata correlazione tra i prodotti. Petrolio visto stabile.

Arca: vede ancora un prosieguo della crescita, ma ammonisce dell’assenza di rendimenti sul reddito fisso viste le attuali valutazioni. Indi la necessità di una gestione attiva.

Axa: confermato l’ottimismo, indi risk-on. Intendono abbassare la duration dei prodotti obbligazionari ed aumentare l’esposiozione su prodotti a spread, high yield ed emergenti. Vede meglio l’azionario europeo rispetto a quello americano, in particolar modo sui bancari.

Banca IMI: rallentamento dei consumi di beni durevoli, ma nonostante l’incertezza ciclo ancora espansivo.

Black Rock: maggiori rischi del 2017, ma view ancora positiva sull’azionario. Da monitorare il ritorno dell’inflazione che cambierà gli scenari. Dollaro visto in rafforzamento, seppur il trend di rafforzamento dell’euro rappresenta un trend più importante.

Capital Group: dollaro visto in ribasso.

Carmignac: prediligerà l’esposizione verso obbligazioni di paese periferici (e.g. Grecia) vista la migliorata congiuntura economica. Ottimismo anche sulle obbligazioni sovrane emergenti. Negativa la view su governativi tedeschi. Da monitorare le recenti tensioni sull’high yield europeo.

Deutsche Bank: rischi derivanti dall’aumento dell’inflazione, correzione azionario USA, elevata volatilità, brexit, elezioni italiane, bolle immobiliari, aumento dei prezzi delle materie prime.

Ethenea:  ravvede un rischio nel possibile stop per le riforme strutturali in seguito ai dati confortanti derivanti dall’economia. Europa e soprattutto Italia sorvegliati speciali. La normalizzazione della FED non dovrebbe generare alcuna recessione.

Fidelity: maggiore selettività rispetto al 2017 è d’obbligo. Rischio debito USA, ma di contro opportunità per produttività ed investimenti.

Franklin Templeton:  inflazione debole e politica BCE accomodante dovrebbero proseguire anche nel 2018.

GAM: vede rischi nell’appiattimento della curva dei tassi USA, che in caso di appiattimento rischia di preannunciare una recessione. Nessun allarme sull’inflazione. Rischio anche per il rallentamento cinese. vista la necessità di contenere l’espansione del credito su livelli elevati. Sul petrolio le attuali tensioni sono viste come passeggere.

Goldman Sachs: prosegue la crescita del PIL, rischio Italia, ottimista su paesi emergenti ma con le dovute eccezioni. Inflazione vista in ripresa.

Janus Henderson: predilige l’high yield in generale, ma con particolare attenzione sull’Europa.

Invesco: economia USA in rafforzamento, a meno di passi falsi della FED.

M&G Investments: miglioramento che dovrebbe continuare soprattutto in Europa. Interessanti le opportunità per emergenti e per l’Italia.

Morgan Stanley: ciclo economico al tramonto in USA ma non ancora terminato, rischio rallentamento della Cina. Visti con favore gli emergenti.

Natixis: rischi legati a Brexit, riforma del sistema bancario USA e rinegoziazione NAFTA.

Nomura: ottimista sulla crescita degli utili, quindi sull’azionario soprattutto giapponese. Rischio correzione sull’obbligazionario. Incertezza derivante dalla Brexit. Rischio mediorentale sulle materie prime.

Pictet: attese positive dalla riforma fiscale USA.

Pimco: improbabile il ripetersi di scenari simili al 2006 quando la situazione dei mercati era simile a quella odierna. Bassi i rischi di recessione nel breve termine. Crescita sincronizzata del PIL.

Schroders: riviste al rialzo le previsioni di crescita economica globale per i prossimi 2 anni con conseguente pressione sui prezzi.

T.Rowe Price: banche centrali avranno ruolo chiave sia per rischi derivanti da una riduzione degli stimoli, sia per le opportunità derivanti in seguito a questa politica: la volatilità potrebbe crescere.

UBS: necessaria maggiore selettività sull’azionario per via dell’eccessiva esposizione. Opportunità su azionario europeo.

Le mie previsioni vedono:

– una ripresa dell’inflazione sia in USA che in Europa.

– Il pericolo per l’Europa che mantiene maggiori chance degli USA per via delle valutazioni più contenute, risiede nel dollaro che se dovesse indebolirsi ancora, porterebbe ad una frenata dell’azionario per via della forte esposizione all’export togliendo slancio alla ripresa  vanificando parte degli sforzi della BCE.

– Il petrolio dovrebbe mantenersi stabile per via dell’OPEC e dell’aumento di domanda, bilanciati dall’aumento della produzione di shale oil USA che erode quote di mercato.

– volatilità in ripresa sia su azionario che obbligazionario.

Ulteriori approfondimenti sul blog dell’autore: BuyMarket – Finanza

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