Premio Nobel: investitori ottimisti come prima di bolla Internet

14 marzo 2017, di Daniele Chicca

L’ultima volta che il premio Nobel per l’Economia Robert Shiller ha sentito gli investitori nell’azionario parlare con tanto ottimismo sulle prospettive di Borsa era il 2000, e allora non è andata affatto bene per usare un eufemismo per i rialzisti nell’azionario. Il mercato, secondo l’economista autore del libro “Irrational Exuberance,” un saggio sull’economia comportamentale e sulla volatilità che è uscito mentre i mercati collassavano nei primi Anni 200, è estremamente sopravvalutato.

Non è detto che si ripeta un crash dei mercati come avvenuto durante lo scoppio della bolla dot com, ma quando gli operatori di mercato sono così ottimisti come lo sono ora, è importante resistere alle tentazione di accumulare titoli della Borsa Usa, anche se è difficile, a prescindere da quello che sta accadendo intorno.

Shiller ha persino ammesso di essere stato lui per primo tentato dal farlo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump “continua a parlare di un nuovo spirito in America e pertanto molti sono portati a credere alle sue parole”. Ma un altro modo di vedere la cosa è “pensare che altri investitori credono alla stessa cosa”.

Quello che Shiller vuole dire è di evitare di aumentare l’esposizione all’azionario Usa, prediligendo un investimento in altri mercati. Un fattore che invita alla cautela nei confronti della Borsa americana è ovviamente il rapporto tra prezzo di Borsa e stime degli utili societari dei gruppi quotati sull’indice S&P 500 il tasso P/E è ancora il 30% sotto i massimi toccati prima dello scoppio della bolla di Internet nel 2000, ma va tenuto bene a mente che sono tanto cari quanto lo erano alla vigilia del crollo dei mercati nel 1929.

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