Prelievo forzoso sui conti correnti: i rischi per l’Italia

22 marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Cipro vive ore di tensione, dopo che il Governo ha chiuso le banche chiuse e il Parlamento ha respinto l’ipotesi del prelievo forzoso sui conti correnti come misura imposta dall’Europa per arginare il rischio default. L’ultima parola non è ancora detta: è ancora in discussione, infatti, la proposta di tassare al 6,75% i conti deposito con importi inferiori ai 100 mila euro, e al 9,9% quelli con giacenze superiori.

Le borse europee, e non solo, hanno avuto andamenti altalenanti in seguito allo scontro fra Cipro e la UE. Tuttavia, c’è chi teme che le ripercussioni possano essere ben più gravi, e che torni il pericolo del contagio per i Paesi mediterranei dell’area euro. Che rischio c’è per i titolari di conti correnti in Italia? Assisteremo a un nuovo prelievo forzoso, dopo averlo sperimentato per primi nel 1992 col Governo Amato?

Jeroen Dijsselbloem, Presidente dell’Eurogruppo, ha categoricamente smentito che una misura così drastica possa essere attuata fuori dai confini di Cipro, Paese per il quale un intervento del genere risulta invece “inevitabile”. Nonostante le rassicurazioni ufficiali, montano le polemiche. Ad accenderle ci ha pensato Jörg Kramer, capo economista di Commerzbank, che in un’intervista al quotidiano Handelsblatt ha suggerito di introdurre in Italia un prelievo forzoso di addirittura il 15% su depositi e titoli per azzerare il debito pubblico.

Tutte le principali banche italiane hanno prontamente stigmatizzato quest’uscita improvvida. Su tutti, spicca il commento di Antonio Patuelli, Presidente Abi: “Commerzbank è una banca concorrente, di conseguenza non mi sembra abbia alcuna ufficialità per rappresentare la Repubblica federale tedesca”.

A quale destino andranno incontro i correntisti italiani, al di fuori della bagarre italo-tedesca? Difficile dirlo, ma è certo che lo stato delle nostre finanze – sebbene malconcio – non è al livello disperato di Cipro, né risente di pesanti pressioni geopolitiche come accade fra la Russia e Nicosia. La situazione italiana non è tale da rendere necessaria una nuova violazione del patto di fiducia tra i cittadini, lo Stato e le banche, come accadde nel 1992, che genererebbe l’effetto indesiderato della fuga dei capitali.

Per di più, il prelievo forzoso sarebbe l’ammissione di trovarsi in grave difficoltà, ed esporrebbe l’Italia ad una nuova ondata di speculazioni finanziarie sui Titoli di Stato. Più probabile, in realtà, soprattutto se non sopraggiungerà un Governo capace di dare una forte guida economica al Paese, che aumenti la pressione fiscale su depositi, titoli e conti correnti. Nelle ultime settimane è già arrivata la Tobin Tax, ma nessuno può escludere altri interventi di tassazione straordinaria, anche se non siamo Cipro.

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