Powell spinge le Borse ma avverte: “Italia fonte di rischio sistemico”

29 novembre 2018, di Daniele Chicca

Da marzo il mercato azionario americano non saliva con tanta forza: merito delle parole da colomba del presidente della Federal Reserve Jerome Powell, che hanno alimentato le speculazioni circa una pausa del ciclo di rialzo dei tassi di interesse. Dichiarando che i tassi sono vicini (“di poco sotto”) al loro livello “neutrale”, Powell ha sicuramente fatto contento Trump e i trader rialzisti, visto l’incremento dell’appetito per il rischio registrato sui mercati finanziari da ieri. L’entusiasmo degli investitori è mitigato dai dubbi sul braccio di ferro tra Italia e Ue sui conti pubblici e dal deterioramento dei rapporti commerciali tra Usa e Cina in vista dell’incontro fra il presidente Donald Trump e l’omologo cinese Xi Jinping sabato in Argentina a margine del summit del G20.

Lo scontro frontale tra Roma e Bruxelles sulla manovra finanziaria, bocciata da Bruxelles e oggetto di possibile revisione per quanto riguarda le prospettive di deficit e di crescita, non ha lasciato indifferente Powell. Nel suo intervento all’Economic Club di New York ha avvertito del fatto che in questa fase l’Italia rappresenta una possibile “fonte di rischio” sistemico per via della disputa con le autorità europee. Al momento è ancora possibile l’apertura di una procedura di infrazione contro il governo giallo verde e la situazione delicata “potrebbe innescare tensioni in qualunque momento”.

Oggi le Borse europee scambiano in ogni modo in buon progresso dopo il balzo di Wall Street. La Borsa Usa ha registrato il miglior risultato in otto mesi di tempo, con l’S&P 500 che ha guadagnato il 2,3% (nella miglior edit da marzo) e il Dow Jones che ha messo a segno un più 2,5%. Ancora meglio è andata al Nasdaq (+2,9%). titoli che più avevano perso terreno durante le ultime sei settimane, come bancari e tecnologici, sono saliti di prezzo maggiormente, mentre i rendimenti a breve termine dei titoli di Stato americani hanno effettuato una leggera virata verso il basso. Idem per il dollaro. Tra le materie prime, il petrolio è sempre in difficoltà. con i contratti WTI che sono in calo in area 50 dollari al barile.

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29 novembre 201815:04

Dal fronte macro arrivano notizie positive dagli Usa. Dopo l’andamento debole di settembre, in ottobre le spese al consumo e i redditi personali degli americani sono come era prevedibile tornati a crescere e lo hanno fatto con una certa intensità. I redditi sono cresciuti dello 0,5% su base mensile mentre le spese al consumo lo hanno fatto dello 0,6%. Si tratta del risultato mensile migliore dell’anno. Anche su base annuale entrambe le variazioni percentuali sono state molto positive (del +4,3% e del 5% rispettivamente).

Il dato preferito dalla Federal Reserve, l’indice PCE “core” dell’inflazione, ha subito un rallentamento notevole attestandosi al +1,8% su base annuale (vedi grafico). Con le spese che continuano a fare meglio dei redditi in termini di crescita, è naturale che i dati sui risparmi personali siano scesi: il 6,2% di ottobre equivale ai minimi da dicembre 2017.

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