Portafogli private: alternativo sì, ma che sia liquido

8 febbraio 2018, di Redazione Wall Street Italia

a cura di Aipb

Sono sempre di più i prodotti tradizionali che imitano le strategie di quelli alternativi. L’opinione di Mauro Camelia, 

Prof. Camelia, come stanno cambiando le scelte di investimento alternative dei clienti private?

“Prima di rispondere è utile stabilire cosa viene considerato investimento alternativo. Oggi è considerato tale tutto ciò che non rientra nelle tradizionali categorie di obbligazioni, azioni e liquidità. Dunque hedge fund, private equity, derivati, strutturati, materie prime, valute, immobiliare e art advisory. Secondo il World Wealth Report di Capgemini 2017, la loro presenza nei portafogli wealth si è ridotta del 6% rispetto al 2013″.

Quali sono le ragioni di questa riduzione?

“La prima è l’effetto spiazzamento da parte dell’azionario, con le sue performance elevate, ben visibile nell’aumento del 5% della sua quota nei portafogli. La seconda è l’introduzione di prodotti tradizionali che replicano le caratteristiche tipiche degli investimenti alternativi, per esempio le strategie dei fondi hedge. A conferma di questo, negli ultimi anni i dati di raccolta di Assogestioni decretano il successo dei fondi flessibili, categoria in cui rientrano strategie di investimento sempre più prossime a quelle dei fondi hedge”.

Per il cliente private che differenza fa?

“In sostanza beneficia di prodotti più trasparenti, più liquidi e più efficienti”.

Nel 2018 quali potrebbero i trend alternativi per la clientela private?

“Una prospettiva interessante per il 2018 è rappresentata da quelle tipologie di investimenti che possono contribuire ad aumentare il peso dei mercati nella struttura finanziaria delle imprese. Un trend che quest’anno ha avuto come protagonisti indiscussi i Pir ma che coinvolge anche le Spac e i fondi di private debt”.

I Pir sono un investimento adatto ai grandi patrimoni?

“I Pir nascono come prodotto retail ma l’ammontare di investimento che consente di avere il massimo di beneficio fiscale è di 150.000 euro in 5 anni. Seguendo un basilare criterio di diversificazione del portafoglio, considerando che l’Italia pesa il 2% circa nell’indice Msci World, ne consegue che il patrimonio dell’investitore dovrà essere quantitativamente molto elevato per sfruttare appieno il beneficio fiscale consentito dai Pir. Non solo, il Pir può essere esteso anche agli altri membri della famiglia.
Se immagino un nucleo familiare di 4 componenti – madre, padre e due figli (di cui anche un minore) – l’investimento in Pir possibile nell’arco dei 5 anni arriva fino a 600.000 euro”.

E per quanto riguarda Spac e private debt?

“Le Spac (Special Purpose Acquisition Company, ndr) sono di fatto una proxy del private equity. In entrambi i casi gli investitori apportano capitali per finanziare l’acquisto di partecipazioni in aziende, senza sapere a priori quale sarà la società oggetto di investimento. Le Spac presentano tuttavia delle peculiarità che le rendono una valida alternativa ai fondi di private equity: in primo luogo, l’orizzonte temporale di riferimento è più breve, tra i 18 e i 24 mesi. In secondo luogo l’investimento in Spac presenta un soddisfacente profilo di liquidità, in quanto si tratta di titoli quotati in un mercato – l’Aim di Borsa Italiana – già dal momento in cui viene sottoscritto l’investimento. Infine godono di maggiore trasparenza sui costi e non prevedono commissioni di gestione. I fondi di private debt offrono agli investitori un veicolo di investimento obbligazionario innovativo in quanto possono sottoscrivere minibond, cambiali finanziarie, strumenti ibridi e crediti, tutti strumenti in grado di assicurare un soddisfacente sovrarendimento rispetto alle più tradizionali obbligazioni e ai titoli di Stato”.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di gennaio del mensile Wall Street Italia

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