PLAYBOY:
IL CONIGLIETTO ANNASPA,
MA NON MOLLA

22 dicembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Per la Playboy Enterprises, fondata da Hugh M. Hefner e quotata al Nyse, il business è diventato più complicato. Dal 1952, l’anno d’oro con Marylin Monroe in copertina, la Playboy Enterprises ha avuto una continua erosione dei margini. Da qualche anno, poi, la società si è trovata a dover competere con altre pubblicazioni simili e con video e altro materiale facilmente reperibile su Internet.

La concorrenza si è fatta sentire sui risultati del gruppo, le cui attività editoriali hanno registrato perdite per anni di fila. Negli ultimi mesi però il prezzo dell’azione è quasi raddoppiato, rispetto alle quotazioni di agosto 2004 che le vedeva oscillare attorno agli 8 dollari. Merito della nuova strategia messa in atto dalla figlia del fondatore Christie Hefner, alla guida della società dal 1988. Christie ha da un lato rifinanziato il debito della società, dall’altro ha cambiato le linee strategiche.

In sostanza, ha spostato il business dalla pura vendita di riviste a tre diversi rami di attività. Sul fronte editoriale ha tagliato i costi, ha puntato sulle edizioni internazionali (circa 20) e ha lanciato la rivista online allo stesso prezzo di quella cartacea. Le altre linee di business, l’entertainment e il licensing, pesano rispettivamente per il 57% e il 6% del fatturato, ma insieme contribuiscono all’88% dell’utile operativo. Nell’entertainment sono stati stretti accordi con Comcast e Time Warner per offrire video on demand a tutti i maggiori operatori cable e satellite. Nel licensing, il logo del coniglietto viene utilizzato in diverse categorie produttive, dagli accendini alla lingerie. La divisione, pur se modesta per ricavi, fornisce i margini più elevati (circa il 60%).

A oggi i prodotti Playboy sono venduti nei 5 Concept Store. L’obiettivo è tre aperture l’anno per i prossimi tre anni. Verranno aperti anche lounge club e night club a tema, i prossimi sono previsti a Las Vegas e Shanghai. Una strategia in cui l’ottantenne fondatore sembra credere. A novembre ha comprato 238mila azioni, circa l’1% della società di cui già detiene il 30.

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