Più a riposo che a lavoro: in Italia 3 milioni di pensionati di professione

12 febbraio 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Se dal 2019 ci sarà l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni per l’adeguamento alla speranza di vita, nel nostro paese c’è un esercito di pensionati di professione, oltre 700 mila gli italiani che ricevono l’assegno mensile da prima del 1982.

I numeri sono quelli snocciolati dall’Inps nei Flussi Previdenziali da cui emerge che quasi mezzo milione di italiani, per essere precisi 471.545, ricevono un assegno di vecchiaia, di anzianità contributiva o ai superstiti da oltre 37 anni. Negli ultimi quattro anni, per ogni anno ed in particolare nel 2017 appena finito, oltre 100.000 italiani sono andati in pensione prima dei 60 anni, un dato che riguarda le sole gestioni Inps (esclude quindi i dipendenti pubblici e i professionisti delle 13 casse private).

In totale tra il 2014 e il 2017 in Italia si è arrivati a quota mezzo milione di nuovi “baby-pensionati”, in cui figurano ben 150.000 persone che la pensione l’hanno ottenuta a 54 anni o meno. In questo esercito rientrano anche i pensionamenti per invalidità e quelli dei superstiti, ma in ogni caso è un numero alto.

Considerando che i pensionati italiani sono circa 16 milioni, ora emerge che a sei anni dalla riforma Fornero, circa 3 milioni di loro e cioè il 18% circa del totale, in pratica uno ogni cinque, è a riposo al di sotto dei 65 anni.

Intanto da domani, martedì 13 febbraio 2018, entra in funzione la pensione anticipata con la formula del prestito. Per poter accedere all’anticipo pensionistico volontario occorre avere almeno 63 anni di età anagrafica e almeno 20 anni di contributi previdenziali maturati entro il 1° maggio del 2017. La pensione anticipata viene di fatto con la formula del prestito ventennale erogato dalle banche. Tre anni e sette mesi di anticipo previdenziale è il massimo che ogni lavoratore può richiedere e la pensione dovrà essere restituita nei successivi venti anni.

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