Pimco: Bce in un vicolo cieco, costretta a chiudere rubinetti

9 marzo 2017, di Daniele Chicca

La Bce non prenderà grandi decisioni in materia di tassi di interesse e misure straordinarie di stimolo monetario nella riunione odierna, ma quello che dirà il presidente dell’istituto centrale di Francoforte su inflazione, crescita e future strategie sarà fondamentale per capire come investire su azionario, obbligazionario e valutario.

I mercati sono alla finestra. Il più grande fondo obbligazionario al mondo così come la comunità di investitori e analisti è ben consapevole del dilemma a cui si trova a far fronte Draghi. Da una parte la Germania e i falchi del board, terrorizzati dalla prospettiva di una reflazione, mettono pressioni perché venga adottata una strategia di uscita dal bazooka monetario, dall’altra i paesi più deboli dell’area euro hanno ancora bisogno del sostegno della Bce, che consente all’euro di rimanere debole e ai tassi di interesse di restare ancorati allo zero.

Secondo un’analisti di Pimco, oggi la Bce non ha altra scelta se non quella di iniziare a discutere dei modi e dei tempi per ridurre la portata del piano di Quantitative Easing, la cui scadenza è prevista per fine 2017. Il programma di acquisto di titoli di Stato e bond societari da mille miliardi e 500 milioni di euro, che compie due anni questa settimana, ha contribuito a raddoppiare il bilancio della banca centrale dell’Eurozona (vedi grafico sotto).

Andrew Bosworth, head of portfolio management di Pimco, pensa che sia giunto il momento di girare pagina: “le regole che sono state fissate per l’acquisto di bond governativi non lasciano altra scelta alla Bce se non quella di avviare un processo di tapering delle misure straordinarie”.

Dopo che l’inflazione è tornata sul 2%, soglia desiderata dalla Bce, aprire un dibattito su una graduale diminuzione della gittata del QE è una scelta obbligata. I prezzi al consumo senza contare gli elementi più volatili come cibo ed energia sono ancora fermi allo 0,9% e la Bce prevede che l’inflazione in media rimarrà sotto il target del 2% nel 2019, ma l’inflazione generale è tornata al 2% a febbraio, per la prima volta in quattro anni, spronando alcuni esponenti della Bce a chiedere un cambiamento di rotta.

Draghi ha già deciso a dicembre di ridurne la mole da aprile in avanti, da 80 miliardi di euro di bond acquistabili ogni mese a 60 miliardi, ma ne ha esteso la durata di nove mesi. La Bce ha anche aperto all’acquisto di Bond che rendono meno del -0,4% del tasso sui depositi, per poter includere i Bund a breve scadenza i cui rendimenti sono sempre più negativi.

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