Pillola della longevità, primi esperimenti sull’uomo

6 dicembre 2017, di Alberto Battaglia

Ci si avvicina al test clinico su esseri umani di una pillola che promette di rallentare l’invecchiamento e i cui fondamenti scientifici sono stati dimostrati sulla rivista Science lo scorso marzo. Si chiama NAD+ il metabolita in grado di migliorare il processo di riparazione del DNA nei topi (e, forse, anche negli esseri umani) e lo studio ha mostrato come possa essere adeguatamente trattato per aumentarne i livelli nell’organismo e ottenere risultati assai promettenti.

Tanto che l’ipotesi di un suo utilizzo è stata presa seriamente in considerazione dalla Nasa per combattere il deterioramento cellulare e l’invecchiamento che sperimenteranno gli astronauti in viaggio verso Marte. Le prime prove su esseri umani – compiute su scala ridotta – non hanno dato segni di tossicità.

“Le cellule dei topi [anziani] erano indistinguibili da quelle degli animali giovani, dopo una sola settimana di trattamento”, aveva detto l’autore dello studio David Sinclair (Harvard medical school) commentando le scoperte del paper, “siamo vicini come non mai a un farmaco anti-invecchiamento sicuro ed efficace, che forse sarà disponibile sul mercato fra solo 3-5 anni, se i test andranno bene”.

In tempi più recenti il “booster” Nmn alla base dell’aumento dei livelli del metabolita NAD+, si apprende sulla rivista Cosmos, è già stato messo alla prova in piccoli test di breve durata. Ciò è possibile innanzitutto perché la sostanza somministrata se di una futura pillola di lunga giovinezza, però, è ancora da dimostrare approfonditamente.

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