Pil Usa vola: merito di export e tagli tasse Trump

29 agosto 2018, di Daniele Chicca

I tagli alle tasse voluti da Donald Trump e il miglioramento a sorpresa delle esportazioni nette – probabilmente in anticipazione della guerra a colpi di dazi con Cina e Ue – permettono alla prima economia al mondo di registrare un’espansione superiore alle stime nel secondo trimestre. Dopo il +4,2% certificato dalle ultime cifre ufficiali di oggi, il trimestre in corso è impostato per un incremento ancora maggiore, del +4,6%.

A sorpresa il Pil è stato rivisto ulteriormente al rialzo nel secondo trimestre, dal 4,1% della lettura preliminare al 4,2%. Il dato è il migliore dal +4,9% registrato nel terzo trimestre del 2014 ed è nettamente superiore al trimestre precedente, quando gli Stati Uniti avevano registrato una crescita del +2,2%.

Andando a esaminare le singole sotto componenti oggetto di revisione migliorativa, salta soprattutto all’occhio la contribuzione delle esportazioni nette ( da 1,06% a 1,117%), livello massimo da fine 2013. I profitti aziendali, inclusi nei calcoli, sono la dimostrazione dell’impatto positivo su questa voce del maxi piano di abbattimento fiscale, specie per ricchi e società (vedi riduzione della corporate tax). Gli utili ante imposte sono saliti dello 0,2% mentre quelli after tax del 6,7%.

Pil 2018: Trump sta per centrare obiettivi che si era preposto

Il forte contributo delle esportazioni nette, osserva Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM, “rende più verosimile l’ipotesi che a guidare la forte crescita sia stato soprattutto un forte balzo in avanti dell’export alimentato a sua volta da acquisti anticipati in vista dei dazi“.

Lo stesso potrebbe verificarsi anche nel trimestre in corso in vista degli ulteriori 200 miliardi di dazi al 25% che gli Usa potrebbero implementare su 200 miliardi di dollari di beni importati dalla Cina. Non a caso le ultime stime della Fed di Atlanta per il Pil del terzo trimestre si attestano al 4,6% su base annuale.

“Se tali stime del terzo trimestre si rivelassero corrette”, sottolinea Cesarano, “la crescita del 2018 potrebbe arrivare al 3% dichiarato come obiettivo da Trump in campagna elettorale”.

Sarebbe un bel “boost” per il presidente e i Repubblicani in vista delle elezioni mid-term di novembre. Quanto ai mercati finanziari, la reazione degli operatori è stata minima, con il cross euro dollaro che rimane sui livelli precedenti la pubblicazione del dato macro.

Alla luce del comportamento dei mercati, specie sul valutario, Viraj Patel, Forex e Global Macro Strategist di ING, ritiene che ormai siamo in un mercato mosso dalle notizie di politica e non di economia.

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