Pil Usa: maxi revisione al rialzo, +3,7% in II trimestre

27 agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Nel secondo trimestre del 2015, il prodotto interno lordo degli Stati Uniti ha riportato una crescita +3,7%. E’ quanto ha reso noto il dipartimento del Commercio Usa, con una maxi revisione al rialzo rispetto al +2,3% precedentemente reso noto. Su base trimestrale, la crescita è stata più dello 0,9%. Da segnalare che quella appena resa nota è la prima revisione del Pil del secondo trimestre, a cui seguirà una terza e finale revisione alla fine di settembre.

Immediata la reazione dei mercati, con i futures sul Dow Jones e lo S&P che sono balzati oltre +1% dopo la pubblicazione del dato, così come i futures sul Nasdaq +1,1%.

Balzo del dollaro, con l’euro che sceso nei minuti immediatamente successivi a $1,1250 dagli $1,1280 precedenti e il rapporto dollaro/yen salito a JPY 120,40 rispetto ai JPY 120,30 prima della comunicazione del Pil. I contratti sull’oro con scadenza a dicembre hanno reagito con un calo di $3, o -0,3%, a $1.121,70 l’oncia.

Gli economisti avevano previsto una forte revisione al rialzo del prodotto interno lordo – a +3,2/3,3% – , ma il dato ha battuto anche le stime dei più ottimisti, grazie al balzo della componente degli investimenti aziendali, che sono cresciuti nel secondo trimestre del 3,2%, e non scesi dello 0,6% come inizialmente riportato. All’aumento del sottoindice ha contribuito soprattutto il rialzo delle costruzioni di uffici, +3,1%, invece della flessione -1,6%. Boom inoltre per gli investimenti sulla proprietà intelletuale, balzati +8,6%, al record dall’ultimo trimestre del 2007.

Le spese per consumi, che rappresentano il principale fattore dell’economia Usa, sono state riviste al rialzo a +3,1%, dal +2,9% diffuso in precedenza e dopo il +1,8% del primo trimestre dell’anno. In realtà, il potere di acquisto dei consumatori si è smorzato nel secondo trimestre, con il reddito disponibile aggiustato tenendo conto delle pressioni inflazionistiche che è salito a un tasso dell’1,3%, molto meno del +3,9% del primo trimestre. Il tasso dei risparmi è sceso al 4,8% dal 5,2% dei primi tre mesi dell’anno. Detto questo, “i consumi degli Stati Uniti appaioio solidi – ha affermato Jennifer Lee, economista senior a Toronto presso BMO Capital Markets – L’occupazione è forte. La ripresa del settore immobiliare continuerà”.

Reso noto anche il rapporto relativo alle richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione, che nella settimana terminata ul 22 agosto sono scesi di 6.000 unità a 271.000, appena al di sopra del minimo in 40 anni, pari a 255.000 unità della metà di luglio.

Le revisioni al rialzo hanno interessato anche le spese federali e locali, mentre i profitti societari sono saliti +2,4%, rispetto al calo -5,8% del primo trimestre. Le scorte sono salite di $121,1 miliardi, più dell’incremento +110 miliardi comunicato in precedenza.

L’inflazione misurata dall’indice PCE non è stata interessata da alcuna revisione, salendo a un tasso annuo del 2,2%, dopo il calo -1,9% del primo trimestre.

Escluse le componenti dei beni alimentari ed energetici, la componente core è aumentata a un ritmo su base annua dell’1,8%; rispetto al +1% dei primi tre mesi del 2015.

Il dato implica che la Federal Reserve potrebbe decidere di alzare i tassi a settembre, nonostante diversi siano stati gli economisti a prevedere, dopo il crollo dei mercati successivo alla svalutazione dello yuan da parte della Cina dello scorso 11 agosto, un nulla di fatto.

Proprio ieri lo stesso presidente della Fed di New York, William Dudley, aveva sottolineato che un rialzo dei tassi a settembre era una prospettiva meno convincente. Dudley aveva però anche aggiunto che la Federal Reserve avrebbe continuato a monitorare i dati macro.

I segnali incoraggianti arrivano da tutte le componenti principali del Pil Usa, che sono cresciute (vedi grafico): ovvero dai consumi, dagli investimenti, dalle scorte, dalle spese del governo, dalla bilancia commerciale

“L’economia appare solida – ha riferito a Bloomberg Michael Feroli, responsabile economista presso JP Morgan Chase, a New York – Assistiamo a un recupero ampio della domanda interna”. (Lna)

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