Pil Italia: 0,4% nel terzo trimestre 2017

1 dicembre 2017, di Francesco Melillo

PIL dell’Italia allo 0,4% nel terzo trimestre.

Lo certifica l’ISTAT, ma che cosa significa questo dato? Le attese per il PIL dell’Italia al terzo trimestre erano per un +0,5%: ha pesato su questo dato una variazione molto importante delle scorte a -0,5%.

Il Governo Italiano ha come target 2017 per il PIL +1,5%, ad oggi siamo a +1,2%, (+0,5% nel primo trimestre, +0,3% nel secondo), quindi il target del Governo nonostante tutto è realistico, le mie attese, per l’approssimarsi del Natale e la necessità di ricostruire le scorte oscilla nella forchetta tra +1,6% e +1,7%.

Il punto è che la crescita internazionale è attualmente nel pieno delle sue energie ed i PIL italiano non sta partecipando alla festa come altri Stati. Anche la comunità internazionale conferma i dati, dall’OCSE all’FMI, ma la preoccupazione è evidenziata da tutti.

La situazione italiana, gravata dal debito pubblico elevato rischia di acutizzarsi in un simile scenario.

Il costo del debito pubblico annualmente è pari a 67 miliardi circa per un debito di circa 2290 miliardi, di cui un quinto detenuto dalla BCE. Il trend ancora non si è avviato verso il ribasso. Attualmente è ancora in essere l’opera della BCE che mantiene gli interessi sui bond decennali italiani intorno all’1,75%. E’ ragionevole ipotizzare un simile scenario accomodante per un altro anno, pertanto fra circa un anno si potrebbe parlare di tapering BCE, il che significherebbe un aumento della spesa per interessi sul debito. Il PIL è stimato intorno ai livelli attuali, le elezioni minacciano ancora volatilità.

Pertanto gli attuali 67-70 miliardi di interessi crescerebbero, unitamente al debito, stimiamo un incremento graduale degli interessi tra il 2 ed il 3 % salvo scossoni.

Lo scenario che si prospetta è pertanto preoccupante, indi le bacchettate della Commissione Europea all’Italia.

Quello che occorre è ben altro, le riforme dovrebbero proseguire, la politica dare una marcia in più al Paese anzichè continuare a litigare. Mantenendo costanti le spese, un PIL superiore al 2% consentirebbe di bilanciare la deviazione in corso. In mancanza di novità le previsioni, nonostante l’upgrade di S&P dello scorso mese sono fosche, e Moody’s e Fitch lo hanno evidenziato a chiare lettere.

La cartina al tornasole dello stato di cose dell’Italia sono i mercati, in particolare il FTSE MIB. La crescita si è rispecchiata nel raggiungimento dei livelli di fine 2015, sopra i 22000 punti, superando anche le performance di economie più solide come quella della Germania. Ma va evidenziata la volatilità dell’indice che alle prime notizie negative tende ad impennarsi, segno evidente di un’equilibrio che potrebbe saltare alla prima difficoltà. Lo stesso ministro Padoan ha definito debole la ripresa, pertanto bisognosa di essere accompagnata.

E’ evidente che gli anni di QE trascorsi non sono stati sfruttati dalla politica per ridurre il debito, è l’ultima chiamata adesso, prima di deragliare!

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