Petrolio: Putin come Ditocorto de “Il Trono di Spade”

5 ottobre 2017, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – Nel mercato petrolifero il presidente Vladimir Putin è Ditocorto, personaggio de Il Trono di Spade, che si arrampica su una scala di caos. A dirlo gli analisti di RBC.

La Russia sta svolgendo un ruolo molto importante nelle crisi in corso in Venezuela, Iran e Iraq e Mosca e potrebbe terminare il 2017 diventando la superpotenza energetica preminente sfruttando le tensioni geopolitiche in corso.

Il Presidente russo sembra essere in sintonia con il personaggio Ditocorto che consolida la sua influenza agitando il caos nel continente immaginario di Westeros. Allo stesso modo Putin muove i suoi interessi nel mercato petrolifero mettendo la Russia al centro delle tensioni geopolitiche di diverse nazioni produttrici di greggio.

La Russia sembra destinata a capitalizzare su questo caos, visto che è scelta come partner preferito degli Stati che si basano sul petrolio. In Venezuela il presidente Nicolas Maduro si rivolge al Cremlino per evitare di pagare 3 miliardi e mezzo di dollari di debito del colosso Petroleos de Venezuela SA. ll paese è sprofondato nella crisi economica e politica dopo il crollo del prezzo del petrolio nel 2014 e anni di cattiva gestione nel settore energetico. La Russia e il suo colosso energetico Rosneft hanno già fornito più di 10 miliardi di euro in prestiti, pagamenti anticipati di petrolio e altra assistenza finanziaria al Venezuela. Da parte sua, Rosneft ora ha grandi partecipazioni in cinque giacimenti petroliferi venezuelani. Ha anche preso la proprietà di quasi la metà della raffineria Citgo con sede negli Stati Uniti come garanzia per 1,5 miliardi di dollari in prestiti.

Guardando all’Iran, le minacce del presidente Donald Trump di smantellare uno storico accordo nucleare con Teheran potrebbero mettere la Russia in una posizione vantaggiosa. Il presidente americano ha detto che si rifiuterà di certificare che l’Iran sta rispettando i limiti del suo programma nucleare, dando al Congresso la possibilità di ripetere le sanzioni. Ripristinare le sanzioni senza giusta causa minaccia di causare uno strappo nel rapporto tra gli Stati Uniti e le cinque potenze mondiali che hanno negoziato l’accordo, tra cui Germania, Regno Unito e Francia. In questo caos la Rosneft è una delle aziende in fila per sviluppare i massicci giacimenti di petrolio e gas dell’Iran.

Ma la Russia ha anche ampliato la sua influenza nel Kurdistan iracheno che ha fatto infuriare il governo centrale di Baghdad e i vicini Iran e Turchia,  con elezioni tenutesi la scorsa settimana. Dopo il referendum, le tensioni si sono intensificate costantemente, con Baghdad che ha inasprito le sanzioni. La Turchia, che teme i disordini tra la propria popolazione curda, ha minacciato di chiudere un importante oleodotto dal Kurdistan e secondo gli analisti di RBC il ruolo crescente della Russia nel settore energetico del Kurdistan potrebbe essere un freno per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan visto che la Rosneft è diventato il maggiore acquirente di greggio curdo.

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