Petrolio: perché guadagni dell’anno sono evaporati in un mese

14 novembre 2018, di Mariangela Tessa

Dopo aver toccato i massimi dal 2014, circa un mese e mezzo fa, i prezzi del petrolio hanno messo la retromarcia bruciando i guadagni di quest’anno. A nulla è servita finora la decisione dell’Arabia Saudita di tagliare la produzione. Dopo un’iniziale volata, i prezzo sono tornati a scendere.

Quali sono tre ragioni dietro questa repentina inversione di tendenza?

Secondo gli analisti, l’improvviso calo riflette un cambiamento fondamentale nelle prospettive dei prezzi del petrolio. Solo un mese fa, i trader erano preoccupati che un’incombente scarsità di petrolio avrebbe spinto i futures del greggio oltre i $ 100 al barile. Ora, invece, la prospettiva messa in conto è che l’offerta superi la domanda all’inizio del 2019.

In quest’ottica, i prezzi del petrolio sono crollati di oltre $ 20 al barile dall’inizio di ottobre, quando il greggio Brent quotava a quasi $ 87 al barile e il Wti veniva scambiato a  $ 77. Entrambi i benchmark stanno ora negoziando saldamente in territorio di mercato ribassista, avendo perso oltre il 20 per cento rispetto ai massimi da 52 settimane.

Lungo la strada, il greggio degli Stati Uniti ha registrato la sua più lunga serie di perdite da trent’anni: dopo aver segnato un calo per 12 sessioni consecutive, ieri il Wti quotava a $ 55,69 martedì, il suo prezzo di chiusura più basso dal 16 novembre 2017.

Ma facciamo un passo indietro. Secondo molti osservatori, le radici delle recenti vendite sono riconducibili  allo stesso rally. Al culmine della corsa, molti analisti  avevano messo in guardia dai rischi di una corsa così veloce.

I futures del greggio sono saliti ai massimi di quattro anni il 3 ottobre sotto il peso delle rinnovate sanzioni statunitensi sull’Iran, il terzo più grande produttore di OPEC. A settembre, la minaccia di sanzioni ha spazzato via dal mercato circa 800.000 barili al giorno, alimentando la speculazione che alcuni importatori di petrolio avrebbero faticato a trovare rifornimenti.

Ciò ha lasciato i prezzi del petrolio vulnerabili a vendite proprio mentre il mercato azionario ha iniziato la fase di discesa. Una settimana dopo che i futures del greggio avevano raggiunto i loro massimi, i due terzi delle azioni dello S & P 500 sono precipitate in territorio di correzione.

Questo ha dato il via ad fase di vendita, che ha visto gli investitori sbarazzarsi di una serie di investimenti rischiosi, compresi i future sul greggio. Il petrolio e le azioni non si muovono sempre in tandem, ma le attività sono strettamente correlate durante le vendite del mese scorso.

Ad alimentare la caduta dei prezzi si sono poi aggiunte le previsioni sia l’OPEC che l’Agenzia internazionale dell’energia di un calo della domanda causata dalle crescenti preoccupazioni sulla ripresa globale, minacciata dalle tensioni commerciali.

Guardando avanti, le attese sono per una ripresa dei prezzi. Per Jeffrey Gundlach, investire di Double Line Capital, l’ondata di vendite che si è abbattuta sul greggio è stata causata dal panico e che, la fase ribassista, è destinata a finire in tempi rapidi.

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