PERCHE’ IL WALL STREET JOURNAL VALE COSI’ POCO?

17 ottobre 1999, di Redazione Wall Street Italia

Il Wall Street Journal vale 1,8 miliardi di dollari, secondo le stime della Donaldson, Lufkin & Jenrette.

La cifra, decisamente bassa (il WSJ e’
il quotidiano finanziario piu’ influente del mondo) dimostra tra l’altro, sul versante di casa nostra, quanto sopravvalutate siano alcune realta’ italiane, soprattutto di piccoli gruppi editorial-finanziari quotati a Piazza Affari che prezzano almeno 100 volte di piu’ loro valore reale.

Ma vediamo i dettagli che riguardano il colosso editoriale americano.
Il Wall Street Journal (con cui Wall Street Italia non ha nulla a che fare) fa parte del gruppo Dow Jones, che da’ tra l’altro il nome al noto indice dei titoli industriali.

Per qualche motivo, il titolo Dow Jones e’ inchiodato da mesi in un range tra 45 e 55 dollari, esattamente allo stesso livello a cui si trovava 12 anni fa. A quel prezzo il valore dell’intero gruppo e’ calcolato da DLJ in 4,8 miliardi di dollari.

Eliminando il valore dei giornali locali, dell’edizione elettonica e altre attivita’, e perfino stralciando completamente dai conti il settimanale Barron’s, gli analisti assegnano un valore effettivo al WSJ,
come dicevamo all’inizio, di 1,8 miliardi dollari.

Poiche’ il quotidiano vende ogni giorno 1,8 milioni di copie, cio’ porta la stima a 1.000 dollari a copia: una vera miseria, peggio di un mediocre sistema di tv via cavo locale negli Stati Uniti.

Usando questi criteri quanto dovrebbero valere alcuni gruppi gruppo quotati a Milano? Divertitevi a fare voi stessi due calcoli, applicando la regola dei 1000 dollari a copia, tenendo conto del numero di copie vendute, e della differenza con la capitalizzazione attuale.

Per quanto riguarda il Wall Street Journal, in ogni caso, e’ ovviamente sottovalutato. Il quotidiano e’ ricco di pubblicita’, al punto che in America spesso va in edicola in quattro sezioni (in Italia esce l’edizione Wall Street Journal Europe).

La circolazione sta toccando nuovi record in Asia e America Latina, e una
nuova joint venture con un partner tedesco dovrebbe l’anno prossimo raddoppiare le vendite in Europa. Il quotidiano partira’ tra poco con un supplemento business della domenica da allegare a giornali di alcune delle piu’ importanti citta’ americane, il che incrementera’ ulteriormente il budget pubblicitario.

Infine il dorso week-end ha attirato nuovi lettori piu’ orientati a temi meno finanziari, come stile e tempo libero.

Detto cio’ Peter Kann, amministratore delegato della Dow Jones, 56 anni, ha avuto di recente non poche difficolta’ a calmare le acque nell’ambito della famiglia proprietaria, i Bancroft, che controllano il gruppo editoriale-finanziario tramite il 41% delle azioni in circolazione e il 68% dei diritti di voto.

Eppure il titolo Dow Jones al New York Stock Exchange e’ rimasto per troppo tempo sottovalutato; per cui per un po’ ha girato la voce che Kann sarebbe stato scelto come capro espiatorio, e immolato sull’altare della borsa.

Invece l’ex giornalista, che ha fatto tutta la gavetta da zero, e’ ancora li’, sulla plancia di comando. E nel frattempo non e’ stato con le mani in mano. Ha dato vita
all’edizione elettronica del WSJ, facendola diventare uno dei siti a pagamento piu’ frequentati di internet (dopo quelli porno); ha acquistato il 50% della Tv Cnbc in Europa e Asia.

Insomma, l’amministratore delegato della Dow Jones ha dato una bella ripulita al gruppo, mettendo in evidenza gli assets migliori del core business.

Qualcuno dice che un motivo c’e': per trovare un compratore. Voci e rumors a Wall Street si sprecano. Forse il piu’ interessante da riportare e’ quello che riguarda Warren Buffett. Il guru di Omaha, presidente della Berkshire Hataway, tra i primi cinque uomini piu’ ricchi del pianeta, parecchio tempo fa disse a un gruppo di investitori privati che il Wall Street Journal e’ esattamente il tipo di business che gli sarebbe piaciuto gestire.

Anche perche’, cominciare da zero un’attivita’ editoriale del genere con uno start-up, sarebbe un’impresa costosa e faticosa e destinata in partenza a non avere successo (in America Investor’s Business Daily e il Financial Times ci hanno provato, senza veramente mai decollare).

Qualcuno ha chiesto di recente a Peter Kann: ”Allora, sta imbellettando la Dow Jones per venderla?”. E lui:
”La risposta a questa domanda, attualmente, e’ no”.
Attualmente?

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