Pensioni post Fornero: giovani rischiano di lavorare fino a 75 anni

27 febbraio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – I giovani italiani sono i più penalizzati dalla crisi e dalla mancanza di lavoro a cui si aggiungono le incertezze per il futuro, futuro che significa pensione. Il rischio che si prospetta per le generazioni future è l’aumento dell’età pensionabile fino a 75 anni.

Sul tema previdenziale in Italia si è abbattuta la scure della riforma Monti-Fornero, quella lacrime e sangue che di fatto ha allungato l’età pensionabile per tutti, uomini e donne. I governi succedutisi hanno cercato di mettere qualche pezza, inutilmente: l’ultimo provvedimento in ordine temporale, pronto al decollo a maggio è l’APe, l’anticipo pensionistico che permette a chi è prossimo alla pensione, over 60enni per lo più, di ritirarsi fino a tre anni prima ottenendo un prestito sulla pensione.

Le altre misure allo studio hanno come soggetti interessati i giovani e in particolari le generazioni che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 e che oggi rischiano di continuare a farlo fino a 75 anni. Perché?

Come spiega un articolo di MilanoFinanza, esiste un meccanismo che consente di andare in pensione prima a 63 anni con 20 di anzianità contributiva.

“A rendere di fatto impossibile l’accesso al prepensionamento è il requisito della prima rata di pensione a 2,8 volte l’assegno sociale. Il che vuol dire uno stipendio di circa 2.500 euro al mese. Al contrario se la pensione è inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale l’età della pensione può salire fino a 75 anni. In sostanza esiste una flessibilità per i giovani, a patto però di avere un buon lavoro. In caso contrario bisognerà lavorare di più, anche fino a ottanta anni”.

Progetica, una società di consulenza finanziaria indipendente, ha indicato tre diversi scenari sull’età pensionabile costruiti seguendo le regole Monti e Fornero.

“Se al momento del ritiro dal mondo del lavoro la pensione varrà almeno 2,8 volte l’assegno sociale, si può anticipare di tre anni (63 anni e sette mesi, nel 2017) rispetto al requisito normale di vecchiaia (66 anni e sette mesi) (…) In sostanza esiste una flessibilità per i giovani, a patto però di avere un buon lavoro. In caso contrario bisognerà lavorare di più, anche fino a otto anni”.

Da qui il tavolo di intesa tra governo e sindacati per salvare i giovani, abbassando l’importo della soglia a 1,5 volte quello dell’assegno sociale, ampliando al contempo la platea dei beneficiari.

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