Pensioni, nessun aumento dell’età per queste professioni

24 novembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Nel 2019 non ci sarà l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni per 14.600 persone che svolgono lavori gravosi. A prevederlo un emendamento presentato dal governo al capitolo pensioni da inserire nella prossima Legge di Bilancio.

Il pacchetto pensioni, a regime, vale 300,2 milioni di euro e per il primo anno il costo sarà di 100 milioni e nel triennio fino al 2021 quasi 385 milioni. L’emendamento del governo recepisce il testo discusso nelle scorse settimane con i sindacati e condiviso da Cisl e Uil ma non dalla Cgil che ha indetto una prima mobilitazione per il 2 dicembre venturo.

L’esonero dall’aumento dell’età pensionabile scatterà per 14.600 persone impiegate in 15 categorie di attività gravose, che potranno continuare ad andare in pensione a 66 anni e 7 mesi. Il numero salirà a 20.200 nel 2023 con un costo di 100 milioni nel 2018, di 385 milioni tra il 2019 e il 2021 e di 166,2 mln a regime nel 2027.  L’emendamento sulle pensioni riguarda dunque 15 categorie di lavori gravosi, ma non l’allargamento della platea dell‘Ape social che sarà affrontato nelle prossime settimane.

L’adeguamento dell’età pensionabile dal 2021 sarà calcolato ogni due anni tenendo conto della media dell’aspettativa di vita del biennio precedente.

“L’eventuale riduzione della speranza di vita nel biennio di riferimento viene assorbita in riduzione dell’adeguamento successivo”, spiega la norma. Tra le novità inserite nei 18 emendamenti presentati dal governo, c’è anche il congedo per le donne vittime di violenza, la gara per le frequenze 5G, risorse per la Naspi e la vendita dal 2020 delle sole radio digitali.

 

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