Pensioni, altolà Corte dei Conti: riforma Fornero non si può cambiare

12 luglio 2018, di Alessandra Caparello

La Legge Fornero, quella annunciata dall’ex ministro in lacrime durante la conferenza stampa, è stata “brusca ma necessaria” dice la Corte dei Conti che oggi lancia l’altolà al governo: non si può cambiare.

Lo si legge nel rapporto 2018 della Corte dei Conti sul coordinamento della finanza pubblica in cui si sottolinea che spazi per modulare la legge di riforma previdenziale del 2011 oggi sono strettissimi.

“La correzione sul fronte del sistema pensionistico è stata imposta dalla virulenza della crisi sovrana. Negli ultimi anni il legislatore si è trovato di fronte a due implicite sfide: da un lato, correggere gli effetti indesiderati della legge Fornero e, dall’altro, monitorare il processo di riforma con riguardo agli andamenti complessivi della spesa nel breve e nel lungo termine (ndr. A seguito) di un attento monitoraggio delle tendenze in atto e della predisposizione di eventuali interventi correttivi, l’insieme delle evidenze di cui oggi disponiamo soprattutto di quelle in materia di proiezioni della spesa nel lungo periodo, spinge a ritenere che sono stretti, se non del tutto esauriti, gli spazi per ulteriori attenuazioni degli effetti correttivi della legge Fornero, a meno di un ripensamento complessivo del sistema”.

Una doccia gelata per il governo giallo-verde che della riforma alla legge Fornero ne ha fatto uno dei capisaldi della campagna elettorale, sia da parte di Lega che dei Cinque Stelle. Proprio ieri le parole del ministro Luigi Di Maio  intervenuto su quota 100 e quota 41 che permetteranno di superare la riforma Fornero, affermando che il governo  è “al lavoro”,  e sta “valutando visto che non tutte le possibili combinazioni sono convenienti”.

Nel suo rapporto poi la Corte dei Conti sottolinea come sia necessario affrettarsi a ridurre e in prospettiva a rimuovere, l’inevitabile pressione de debito pubblico sui tassi di interesse e sulla complessiva stabilità finanziaria del Paese e una nuova riforma fiscale.

“Necessità di una più strutturale del sistema impositivo per renderlo coerente con una maggiore equità e con un più favorevole ambiente per la crescita”.

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