Pensione: il miglior antidoto contro la depressione

10 gennaio 2017, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI)  – Quando la crisi economica incombe, come negli ultimi anni, la pensione e’ vista come un antidepressivo per gli operai europei. E’ quanto emerge da uno studio sull’impatto del pensionamento sulla salute mentale degli ultracinquantenni condotto da economisti dell’Università Ca’ Foscari Venezia e pubblicato sulla rivista Health Economics.

Lo studio di fatto arriva a conclusioni che si contrappongono a quelle di ricerche precedenti che ipotizzavano invece effetti negativi sulla salute mentale legati alla vita da pensionato, ma non prendevano in considerazione l’impatto della crisi.

I ricercatori Michele Belloni, Elena Meschi e Giacomo Pasini sono giunti a questo risultato analizzando i dati di 120mila europei raccolti da specifiche indagini periodiche.

“Tra gli operai giunti agli ultimi anni di vita lavorativa si osserva un peggioramento dello score di salute mentale e un aumento della probabilità di cadere in depressione dovuti al crescente rischio di perdere il lavoro e non trovare una nuova posizione”, ha spiegato Giacomo Pasini, professore al Dipartimento di Economia di Ca’ Foscari.

Lo stesso discorso non vale invece per le donne. In generale, la depressione costa 118 miliardi di euro ai sistemi di sanità pubblica europei. Alla luce dello studio, dunque, l’effetto anti-stress del pensionamento si candida ad entrare nel conto della sostenibilità dei sistemi di welfare.

“I legislatori che puntano a un aumento dell’età pensionabile – concludono i ricercatori – dovrebbero considerare il possibile impatto in termini di diseguaglianze perché i costi dovuti al peggioramento della salute mentale colpirebbero in modo sproporzionato i lavoratori meno qualificati”.

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