Pensionati ridotti sul lastrico in Francia e Italia

2 febbraio 2017, di Daniele Chicca

Lavorare meno ore, ma con maggiore produttività e andando più avanti con l’età, anche per poter finanziare le pensioni degli altri: è quello che richiederebbe il mondo del mercato del lavoro in continua evoluzione e che hanno reso necessario gli ultimi sviluppi demografici, indici di un graduale invecchiamento della popolazione mondiale.

Invece sta accadendo il contrario: la quantità di gente in età lavorativa si sta riducendo più rapidamente del previsto, lasciando un numero sempre più basso di persone a sostenere finanziariamente un numero sempre più alto di pensionati. È il risultato preoccupante ottenuto dal Bloomberg Sunset Index, che ha preso in esamina i casi di 178 nazioni differenti, mettendo a confronto i cittadini in età pensionabile (dai 65 anni in su) e quelli invece ancora in età lavorativa.

L’età lavorativa presa come esempio sono i 65 anni di età, ma molte persone smettono di lavorare molto prima del raggiungimento di tale soglia. gli uomini nel 66% dei paesi analizzati, mentre le donne in ben il 78% delle nazioni. Queste persone, pur andando in pensione prima dell’età media considerata corretta dagli standard internazionali, hanno bisogno di una retribuzione per sostentare.

Lo studio sui pensionati di Bloomberg ha effettuato i calcoli basandosi sull’età pensionabile paese per paese e sulle cifre pubblicate da organizzazioni come la Banca Mondiale e le Nazioni Unite.  La Nigeria, dove i lavoratori vanno in pensione in media a 50 anni, ha 4,8 lavoratori per ogni pensionato, mentre ce ne vorrebbero 19,4 per avere una situazione regolare. In Russia sono solo 2,4 anziché 5,1 e in Colombia 4,5 invece che 9,4.

Il maggior divario è stato rilevato in Uganda (9 contro 20), mentre il gap in Francia – dove l’età pensionabile è in media del 61,6 – sembra sulla carta tra i migliori (2,2 contro 3,2), ma guardando più a fondo si scopre che il 2,2 di partenza è tra i numeri più bassi al mondo. L’Italia registra gli stessi livelli dei cugini d’Oltralpe (vedi piantina sotto).

Per ogni pensionato francese ci sono soltanto poco più di due lavoratori a sostenere finanziariamente il connazionale più anziano. Solo Singapore, dove si va in pensione a 55 anni, fa peggio. Negli Stati Uniti, per fare un esempio confrontando tra loro paesi Industrializzati, il rapporto è di 4,4 contro 1.

Ogni paese, a seconda del proprio caso specifico, dovrà trovare la ricetta per evitare di lasciare pensionati in mezzo alla strada senza un quattrino. Gli anziani stanno diventando più numerosi di chi è ancora in età lavorativa, una tendenza che non si può più ignorare e che mette pressione sulle casse dei fondi pensione e dei sistemi di assistenza medica, compromettendo peraltro la speranza di ricevere una pensione per le future generazioni.

“I dati demografici non si possono ignorare, ma ci sono delle soluzioni” al problema, dice a Bloomberg Suzanne Kunkel, direttrice del Scripps Gerontology Center della Miami University a Oxford, nello Stato dell’Ohio. “Queste soluzioni devono essere culturali, politiche ed economiche. Non ci sono ricette magiche. La realtà è che la Cina dovrà affrontare il problema in un modo diverso rispetto all’Italia”. Ma va affrontato senza perdere altro tempo.

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