Pendolari beffati: treni più cari per un errore di calcolo che dura da 10 anni

6 febbraio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Tantissimi i pendolari che ogni giorno affollano le stazioni di tutta Italia per andare a lavoro o per recarsi a scuola e da ben dieci anni subiscono una grande beffa: pagano un abbonamento mensile troppo caro.

Così chi viaggia tra Torino e Milano paga 33 euro in più, 36 invece che si muove tra Ancona e Pescara e ben 38 euro in più invece per il pendolare sulla Milano-Genova. Prezzi troppo alti dovuti ad un errore di calcolo che penalizza i viaggiatori da una decade.

Le tariffe sovraregionali- quelle che coinvolgono territori diversi e con diversa e autonoma tariffazione – come hanno reso noto le associazioni dei pendolari, si basano un algoritmo errato, che non ha mai considerato con esattezza la progressione dell’abbattimento tariffario inversamente proporzionale ai chilometri percorsi. In parole povere il concetto di base è che più lunga è la tratta che si compie, meno costoso è il prezzo del biglietto. O almeno dovrebbe essere visto che nei fatti questo concetto non è mai stato applicato e in dieci anni si sono visti aumenti che hanno fatto sborsare ai viaggiatori ben il 33% in più di quanto dovevano pagare.

Trenitalia ha riconosciuto l’errore e per superarlo il 2 febbraio scorso si è incontrata con Assoutenti e ha raggiunto un accordo coinvolgendo le regioni. Saranno gli enti locali a doversi caricare degli esborsi necessari a mantenere gli impegni sottoscritti nei Contratti di servizio stipulati con Trenitalia.

La palla ora passa in mano alla Conferenza delle Regioni che, come si legge in una nota diramata da Trenitalia, dovrà ottenere “un riallineamento tariffario di compensazione rispetto ai maggiori oneri fatti pagare agli abbonati sovraregionali in questi ultimi anni, in modo da garantire equità e giusto trattamento ai pendolari che usufruiscono del servizio ogni giorno”.

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